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 2026  maggio 12 Martedì calendario

La guerra di Trump all’Iran devasta l’economia Usa

La guerra con l’Iran rischia di costare agli americani molto più delle bombe e dei missili lanciati nel Golfo. Benzina più cara, mutui in salita, supply chain sotto pressione e prezzi alimentari destinati ad aumentare: secondo il Financial Times il conflitto voluto da Donald Trump sta già producendo uno choc economico diffuso negli Stati Uniti, con effetti che potrebbero valere centinaia di miliardi di dollari in minore crescita e perdita di potere d’acquisto.
Il quotidiano britannico osserva che i 25 miliardi di dollari di costi militari finora stimati dal Pentagono rappresentano soltanto una parte del conto. Il peso reale della guerra, spiegano gli economisti sentiti dal Ft, si manifesterà nel tempo attraverso inflazione, maggiori interessi sul debito pubblico, rincari energetici e rallentamento dei consumi.
Il nodo energia
L’impatto più immediato riguarda il petrolio. La chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui prima del conflitto transitava circa un quinto dell’offerta mondiale di greggio, ha provocato un forte rialzo dei carburanti negli Stati Uniti. La benzina è salita oltre i 4,5 dollari al gallone, mentre il diesel (fondamentale per trasporti e industria) si è avvicinato ai massimi storici.
Secondo le stime riportate dal Financial Times, i consumatori americani avrebbero già sostenuto circa 35 miliardi di dollari di costi aggiuntivi tra benzina e diesel. Una cifra che pesa soprattutto sui redditi medio-bassi, costretti a ridurre gli spostamenti o a modificare le abitudini quotidiane per contenere le spese.
Non tutti però perdono. Il quotidiano sottolinea come i grandi produttori energetici americani stiano beneficiando dell’impennata dei prezzi. Gli Stati Uniti esportano oggi più petrolio e gas che in passato e gli introiti del settore hanno raggiunto livelli record. Ma, osservano gli analisti, i vantaggi restano concentrati nelle mani delle compagnie e dei proprietari dei giacimenti, mentre il costo si distribuisce sull’intera popolazione.
Inflazione e tassi
Il secondo fronte riguarda la politica monetaria. Prima dello scoppio della guerra i mercati si aspettavano almeno due tagli dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso dell’anno. Ma il rialzo dell’energia ha riacceso l’inflazione, salita al 3,5%, ben sopra il target del 2% della banca centrale americana.
Per il Ft questo significa che la Fed difficilmente potrà allentare il costo del denaro nel breve periodo. Alcuni economisti stimano che il mancato taglio dei tassi possa tradursi da solo in circa 200 miliardi di dollari di minore crescita economica. L’effetto si riflette già sul mercato immobiliare: i mutui trentennali americani sono tornati sopra il 6%, aumentando ulteriormente il peso delle rate per le famiglie e raffreddando il settore delle costruzioni.
A preoccupare è anche la dinamica del debito pubblico. Gli Stati Uniti spendono ormai circa il 15% delle entrate fiscali soltanto per pagare gli interessi sul debito federale, contro il 4% registrato ai tempi della guerra in Iraq. In questo contesto, nuovi deficit legati alle spese militari rischiano di comprimere ulteriormente i margini fiscali di Washington.
Supply chain sotto pressione
La lunga analisi del Ft dedica ampio spazio anche alle conseguenze sulla logistica globale. L’indice della Federal Reserve di New York che misura le tensioni nelle catene di approvvigionamento è tornato ai livelli osservati durante la pandemia. I costi di spedizione dei container sono saliti rapidamente e molte imprese americane stanno affrontando ritardi e rincari sui componenti industriali.
Particolarmente vulnerabile è il modello «just in time», ancora largamente utilizzato dalla manifattura statunitense. Con merci e componenti continuamente in movimento tra navi, camion e aerei, il rincaro dei carburanti si trasferisce immediatamente sui costi industriali.
Anche il trasporto aereo sta subendo forti pressioni. Il prezzo del carburante per jet è aumentato di oltre il 70%, con conseguenze sui biglietti e sui bilanci delle compagnie. Il Ft collega al nuovo scenario anche il collasso di Spirit Airlines, una delle principali compagnie low cost americane.
Il rischio sul cibo
E poi c’è il tema del cibo. Gli effetti più visibili sui prezzi alimentari arriveranno nei prossimi mesi. Il diesel più caro incide direttamente sulla refrigerazione, sul trasporto rapido e sulla distribuzione dei prodotti deperibili, come carne, pesce, frutta e verdura. A questo si aggiunge il rincaro dei fertilizzanti. I prezzi dell’azoto, molto prodotto in Medio Oriente, sono aumentati di oltre il 30% dall’inizio della guerra. Il rischio è che molti agricoltori riducano gli acquisti di fertilizzanti, comprimendo i raccolti futuri e alimentando nuove tensioni sui prezzi agricoli.
Anche se l’impatto potrebbe essere inferiore rispetto allo choc provocato dalla guerra in Ucraina (che aveva spinto l’inflazione alimentare americana oltre il 13% nel 2022), la crisi arriva dopo anni già segnati da pandemia, tensioni commerciali, crisi energetiche e carenza di manodopera. Per questo, il conflitto con l’Iran rischia di trasformarsi nell’ennesimo fattore destabilizzante per il costo della vita degli americani.