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 2026  maggio 12 Martedì calendario

Intervista a Ornella Muti

L’Italia al Festival non c’è, ma ci sono tre attrici italiane in Roma elastica di Bertrand Mandico. Isabella Ferrari, Asia Argento e Ornella Muti. La protagonista è una diva (Marion Cotillard) impegnata sul set del suo ultimo film.
Ornella, il suo ruolo?
«Sono una presentatrice tv molto concentrata su me stessa, sopra le righe. Un film surreale, felliniano, ambientato a Cinecittà, negli Anni 80, ma io ho la mia età. Mandico ha quel tipo di… non dico follia ma visionarietà che può ricordare Marco Ferreri».
A Cannes quante volte?
«Tante. Andrò anche stavolta. I tacchi fanno parte del Festival. Una volta ho fatto un tappeto rosso scortata da tre bodyguard. Per forza, ti danno vestiti e gioielli, hai addosso 500 mila euro di roba che poi devi restituire, mentre la gente ti rincorre. C’è eccitazione nell’aria. Cannes è una grande tentazione, ma dopo tre giorni, dalla fatica, ti senti una prugna secca».
In Francia Catherine Deneuve è sempre Catherine Deneuve. Noi…
«Abbiamo meno memoria. Siamo due Paesi totalmente diversi, le nostre icone si dimenticano perché è il cinema che fatica ad andare avanti. Io non mi deprimo e tiro dritto, ho appena finito una serie con Christian De Sica e sarò in quella di Pupi Avati».
Lei dà l’idea di aver anteposto la vita al cinema.
«Da sempre, e ringrazio il cielo di averlo fatto. Ho lavorato tanto e mi sono sacrificata, portavo i miei tre figli, da bimbi, sui set. Loro sono prioritari. Ora ho 5 nipoti, la più piccola ha un anno e mezzo».
La donna chioccia che non ha avuto una sua famiglia?
«Sì, è così. I nipoti vengono in vacanza con me, li guardo negli occhi, cerco di capirli. Mio padre morì tra le mie braccia che avevo 11 anni, e non ho avuto nonni, solo mia nonna materna, che viveva in Germania».
La prima volta che l’hanno chiamata nonna?
«Uno choc. Me lo disse Akash, figlio di Naike, oggi lui ha 30 anni. Mi prese un colpo. Una volta presa la misura, ragazzi che bello!».
Naike la ribelle: si è realizzata?
«È esuberante, la ammiro per il suo coraggio, la determinazione, la libertà di pensiero. Se ne frega del giudizio degli altri. E ogni giorno si realizza un po’ di più. Insieme facciamo battaglie per l’ecosostenibilità e contro l’uccisione degli animali».
La rinuncia a fare 007 è un rimpianto?
«No, perché fu una mia scelta. Sono stata a cena tante volte con Broccoli, il produttore. Ci fu un braccio di ferro tra noi. Non mi sembra che le Bond Girl abbiano fatto chissà quale carriera. Il mio no fu un gesto d’amicizia verso il costumista che volevo, e che non vollero prendere. Il film era Solo per i tuoi occhi».
Ha avuto il David alla carriera. La solita cerimonia retorica e seriosa?
«Non è facile condurre quella serata. Flavio Insinna metteva fretta per abbreviare i tempi. Forse dovrebbero dare il timing come agli Oscar».
Se ripensa al suo esordio?
«Avevo 14 anni, al provino di La moglie più bella accompagnai mia sorella, ma per quel ruolo risultai più giusta d’età io. Ricordo lo schiaffo che mi diede Damiani, il regista, perché in una scena dovevo piangere e non mi veniva».
Fu Damiano Damiani a darle il nome d’arte Muti.
«Nella vita sono Francesca Rivelli, lui temeva che mi scambiassero con l’attrice Luisa Rivelli. I primi tempi sui set mi prendevano in giro, ma con affetto, mi dicevano che non potevo lavorare con Albertone: lui Sordi, io Muti».
Il cinema dei circoletti?
«Mi sono sempre sentita un po’ fuori posto. Era un problema mio. A 18 anni ho avuto mia figlia e il mio pensiero era di tornare a casa. Sono stata l’outsider, fuori da feste e salotti. Sono io che mi sono tirata indietro. Ho faticato per uscire dal cliché della bambola. Eleonora Giorgi ed io eravamo due ragazzette tra attori più grandi, cercai di cambiare l’idea di come ci vedevano».
Ha visto che non abbiamo parlato di Celentano?
«Ancora con quella storia, è stato lui a tirarla fuori. Io non l’avrei mai detto».
È single?
«L’ho scelto io. Non ricordo la mia ultima storia. Da adulti hai bisogno di capire chi ti si avvicina e non voglio perdermi con gente sbagliata».

Come fa a dimostrare 30 anni di meno?
«In primis, non faccio entrare il vecchiume dentro di me. Poi l’alimentazione, non bevo, fumo sì ma ci sto lavorando. Quando dico la mia età penso che non sono io».