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 2026  maggio 12 Martedì calendario

Crisi climatica, Italia vulnerabile

Frane, allagamenti, esondazioni. I fenomeni estremi causati dal cambiamento climatico stressano sempre più il nostro Paese. Lo scorso anno sono stati 376 gli eventi meteo particolarmente impattanti registrati dall’Osservatorio Legambiente, nell’indagine «Bilancio 2025 Città clima». Oltre al numero assoluto, però, preoccupa la significativa accelerazione sull’anno precedente. Guidano la classifica negativa i casi estremi legati a temperature record (+94%), l’incremento delle frane da piogge intense (+42%) e i pesanti danni da vento forte (+28,3%).
Dal punto di vista geografico il più colpito è il Nord Italia, seguito da Sud e Centro. Tra le grandi città hanno subito l’impatto maggiore Genova (12 eventi meteo estremi), Milano (7) e Palermo (7), mentre a livello regionale soffrono di più la Lombardia (50 casi), la Sicilia (44) e la Toscana (41).

«Oltre che la violenza dei fenomeni – spiega il responsabile dell’Osservatorio Gabriele Nanni – conta molto anche l’eventuale dissesto idrogeologico, soprattutto nelle frane e nelle alluvioni. Le aree urbane poi, e il Nord in particolare dove ci sono più infrastrutture, a causa della cementificazione e del consumo di suolo in generale scontano superfici molto più impermeabilizzate da cui l’acqua non può filtrare. Una pioggia intensa, quindi, può provocare forti conseguenze e significative esondazioni. Casi tipici sono quelli del Seveso e del Lambro a Milano».
Pesante è anche l’impatto economico provocato da ondate di calore, siccità e alluvioni: secondo uno studio dell’Università di Mannheim, nel 2025 i danni sono ammontati a 11,9 miliardi di euro ma, con una proiezione al 2029, quasi triplicheranno a quota 34,2 miliardi. Se poi si considerano le conseguenze sulle persone, il bilancio della salute diventa critico in tutta Europa. Secondo uno studio dell’ Imperial College London e dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine, il cambiamento climatico ha intensificato le temperature estive in tutto il continente e causato 16.500 decessi in più rispetto a un’estate «normale», cioè senza aumento delle temperature causato da attività umane.
Tornando in Italia il problema è che le proiezioni a fine secolo prospettano uno scenario di ulteriore peggioramento. Secondo uno studio Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) infatti, gli eventi estremi aumenteranno significativamente da qui al 2100. In particolare nelle aree montuose si attende un aumento delle temperature estive con punte fino a + 4,5 gradi centigradi e fino a +3,5 in autunno. Lo studio Enea sul fronte delle precipitazioni prevede un clima sempre più secco in tutte le stagioni, ma non esclude un contemporaneo aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi, soprattutto sull’Italia settentrionale e nelle zone alpine e subalpine.
«Finalmente – commenta Nanni – per il Pnacc (piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici) approvato nel 2023 e finora fermo, sono stati varati i decreti attuativi. Il piano prevede un inquadramento generale e le azioni da compiere per mitigare gli effetti estremi. Per esempio, nelle aree urbane, per contrastare gli effetti delle forti piogge, realizzare delle depavimentazioni, rinverdire e costruire sistemi di vasche sotterranee per accumulare l’acqua quando piove, per poi conservarla in previsione di periodi di siccità. Un altro esempio, nel settore agricolo, è quello di creare sistemi di reti antigrandine. Insomma, ci sono le linee di realizzazione ma manca qualcosa di fondamentale: gli stanziamenti per finanziare il piano».
Riuscire ad intervenire in anticipo sui rischi del cambiamento climatico costerebbe il 75% in meno rispetto alla gestione dei danni post emergenza. IntelligEarth, una startup nata dall’università Sapienza di Roma, avanza una proposta che ribalta la logica tradizionale. Invece di aspettare che il monitoraggio arrivi dall’alto, da satelliti o da fondi straordinari, si può costruire una rete di osservazione fatta di persone. È l’idea alla base di proteGO, la piattaforma che, attraverso lo smartphone, guida chiunque, tecnici o semplici cittadini, nella raccolta di immagini e dati sui luoghi, secondo protocolli standardizzati. «Oggi – sostiene la co-founder Claudia Masciulli – abbiamo tecnologie sempre più avanzate per osservare il territorio, ma che non possono garantire una presenza continua e diffusa. Chi passa quotidianamente su una strada o accanto a un edificio, sviluppa una conoscenza che gli permette di accorgersi di variazioni minime, prima che diventino evidenti. In tal senso il cittadino si trasforma in una vera sentinella del territorio».