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 2026  maggio 12 Martedì calendario

Bimbo con madre e due padri. Primo riconoscimento italiano della «genitorialità plurima»

Per la prima volta in Italia è stato riconosciuto un bambino figlio di tre genitori: i due padri che lo crescono da quando è nato e la madre che lo ha messo al mondo. È figlio di un italotedesco, ma è stato registrato anche all’anagrafe italiana e pone un precedente importante per tutte le coppie di uomini nel nostro Paese, dopo che l’Italia ha imposto il divieto universale di maternità surrogata.
Il bambino, che oggi ha 4 anni, è nato in Germania. Il padre biologico è sposato da oltre dieci anni con un cittadino italotedesco, la madre è un’amica di lunga data della coppia di uomini e ha già altri figli. Il bimbo è stato concepito senza ricorrere alla fecondazione assistita ed è stato riconosciuto sia dalla madre che dal padre biologico, a cui è stato affidato. Il padre l’ha cresciuto da subito insieme al marito italotedesco, che dopo qualche tempo ha chiesto di riconoscere il bambino, visto che la Germania permette l’adozione del figlio del partner per le coppie gay (il bimbo aveva già il suo cognome italiano, perché il marito lo ha assunto con il matrimonio, passandoglielo).
I due papà hanno poi chiesto che l’adozione tedesca, e quindi l’attestazione che il bambino ha tre genitori, venisse trascritta anche in Italia, nel Comune pugliese dove il secondo papà italotedesco è registrato all’anagrafe degli italiani residenti all’estero.
Il Comune però ha negato la trascrizione, ritenendo che dietro all’adozione ci potesse essere una maternità surrogata “nascosta”. E il caso è finito alla Corte d’Appello di Bari.
Per la prima volta in Italia un bimbo nato in Germania è stato riconosciuto figlio di tre genitori: i due padri che lo crescono e la madre biologica. La Corte d’Appello di Bari crea così un precedente per le famiglie omogenitoriali
I due padri, assistiti dall’avvocata Pasqua Manfredi dell’associazione per i diritti Lgbtq+ Rete Lenford, hanno dimostrato che non c’era stata maternità surrogata, pratica vietata anche dalla legge tedesca. E hanno fornito la relazione rilasciata dall’Ufficio dei Servizi Sociali tedeschi secondo cui entrambi i padri «esercitano la responsabilità genitoriale sul bambino, il quale, sin dalla nascita, vive insieme a loro; essi si dedicano “alla cura, l’assistenza, l’accudimento e l’educazione del minore, a partire dalla sua nascita”» e «il minore è in contatto con entrambe le famiglie di origine, incluso il contatto con altri due fratelli e sorelle uterini che vivono dalla madre del minore» visto che «le due famiglie si fanno visita regolarmente» pur vivendo in città diverse.
Constatato che la madre biologica era favorevole al riconoscimento del secondo papà e che non c’era stata maternità surrogata né alcun tipo di «patto gestazionale» vietato, i giudici di Appello di Bari, a gennaio con una sentenza ormai definitiva, hanno disposto la trascrizione in Italia dell’atto tedesco che riconosce tutti e tre i genitori. Anche nel nostro Paese, infatti, c’è un istituto giuridico che permette di riconoscere altri legami genitoriali oltre a quelli biologici, senza annullare per questo il rapporto legale con i genitori “di sangue”: è l’adozione in casi particolari. E la Corte d’Appello di Bari ha concluso che l’adozione tedesca era compatibile con il diritto italiano.
«In Germania, dove la maternità surrogata è vietata, molti padri gay sono diventati genitori così» dice l’avvocata Manfredi. «La sentenza è un precedente che apre a forme di genitorialità plurale e condivisa: un bimbo può avere più figure genitoriali, se ciò risponde al suo superiore interesse e si basa su relazioni affettive autentiche, trasparenti e prive di sfruttamento».