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 2026  maggio 12 Martedì calendario

Conti e utili record per lo Ior

Lo Ior ha chiuso il bilancio di esercizio 2025 con un utile netto di 51 milioni di euro, in crescita del 55,5 per cento rispetto all’anno precedente, e garantirà a papa Leone XIV e alla Santa Sede un dividendo di 24,3 milioni, più 76,1 per cento, «a sostegno delle opere di religione e di carità». Si conclude così il mandato di Jean-Baptiste Douville de Franssu, 62 anni, che ha guidato la cosiddetta banca vaticana a partire dal 2014, l’inizio della riforma voluta da papa Francesco: un ritorno dello Ior all’idea originaria espressa dal suo acronimo, non una banca – migliaia di conti esterni furono chiusi – ma un «Istituto per le opere di religione» che «abbia un ruolo di servizio e amministri con prudenza le risorse di ordini religiosi e opere missionarie».
Come nuovo presidente del Consiglio di sovrintendenza, è arrivato François Pauly, 61 anni, lussemburghese, una successione pianificata negli ultimi mesi: Pauly, finora presidente di La Luxembourgeoise Group e membro della Commissione per gli Affari Economici dell’arcidiocesi di Lussemburgo, è stato nominato dalla commissione cardinalizia dello Ior su proposta dello stesso Consiglio, del quale faceva parte dal 2024.
Nella quattordicesima edizione del suo rapporto annuale, lo Ior informa inoltre che nel 2025 la raccolta complessiva gestita dall’istituto è arrivata a «5,9 miliardi di euro» tra depositi, conti correnti, gestioni patrimoniali e titoli in custodia, «rispetto ai 5,7 miliardi del 2024», mentre il patrimonio netto è di «815,3 milioni, in crescita di 83,4 milioni» rispetto all’anno precedente. Monsignor Battista Ricca, prelato dello Ior, ovvero la figura nominata dalla commissione cardinalizia per garantire che l’istituto agisca secondo «i principi dell’etica cattolica», ha scritto una lettera introduttiva dai toni insieme soddisfatti ed espliciti: «Fin troppo si è parlato nei tempi passati, il più delle volte a ragione, dei disastri provocati allo Ior da gestioni opache e alcune volte improntate da smarrimento delle finalità istituzionali oppure da incapacità. Grazie al Cielo quel tempo sembra ormai alle spalle».
Il presidente uscente, de Franssu, riepiloga le tappe della riforma, dalla nuova governance alle procedure antiriciclaggio, scrive che «il bilancio dello Ior non è mai stato così solido» e considera: «A fronte degli abusi finanziari subiti prima del 2013, l’istituto è riuscito a recuperare ingenti somme da terzi e continua ad essere impegnato in diverse azioni legali per ottenere giustizia».
Oggi lo Ior, con 115 dipendenti, raggiunge 112 Paesi e ha circa dodicimila clienti. «La significativa crescita dell’utile netto è principalmente riconducibile al miglioramento dei risultati operativi, conseguente ad una gestione attiva e disciplinata dei portafogli e alle condizioni favorevoli di mercato», si legge nel rapporto. Tra l’altro, «si è consolidata la relazione con le Congregazioni religiose».
Dopo lo scandalo londinese, l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica (Apsa) è divenuta l’unico centro di spesa e investimenti della Santa Sede: un’unica cassaforte per avere sotto controllo il flusso reale della liquidità, mentre allo Ior era affidata l’«esecuzione delle operazioni finanziarie». A ottobre dell’anno scorso è stata pubblicata la lettera apostolica Coniuncta Cura, un motu proprio di Leone XIV con il quale il Papa ha stabilito che lo Ior non avrà più l’esclusiva degli investimenti, proprio per rispettare, ha scritto, lo spirito della Costituzione voluta da Francesco: «Corresponsabilità nella communio è uno dei principi per il servizio della Curia Romana».