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 2026  maggio 12 Martedì calendario

Legge elettorale, maggioranza: pronti al tavolo con le opposizioni

Le opposizioni dicano che cosa vogliono fare. Al termine del vertice di maggioranza di ieri sera sullo Stabilicum, la futura legge elettorale, i presenti diffondono poche righe di nota e lanciano la palla nel campo del centrosinistra: «La coalizione di centrodestra è determinata a proseguire il percorso su una nuova legge elettorale, con l’unico obiettivo di dotare l’Italia di una riforma che garantisca governabilità e stabilità, per l’intera legislatura, a chiunque vinca le elezioni». L’idea, annunciata da Maurizio Lupi (Nm) è quella di «aprire un dialogo con le opposizioni sull’impianto maggioritario, purché ci sia un premio di maggioranza in modo che si sappia chi vince e chi perde». E tutte le altre (numerose) questioni aperte? Preferenze, lista unica «di maggioranza», ballottaggio possibile? «Sui dettagli non siamo entrati – dice il leader di Noi moderati – per permettere un dialogo con le opposizioni, se no che dialogo è?». Quel che si può dire è che «da domani sarà convocato un tavolo con le opposizioni, un dialogo politico che si fa con i capigruppo della Camera».
Dopo un’ora abbondante di confronto, sembra un po’ un ritorno alle premesse: quella indicata – vincitori certi e governabilità – è, da sempre, citata come la prima delle ragioni per mettere mano al Rosatellum, la legge in vigore dal 2017.
In effetti, l’aspettativa per qualche novità poteva anche esserci. Quello di ieri infatti non è stato il consueto vertice tra i leader Meloni-Salvini-Tajani-Lupi, ma era allargato anche agli ambasciatori dei partiti sul tema, o sherpa che dir si voglia: Giovanni Donzelli per FdI, Alessandro Battilocchio e Stefano Benigni per Forza Italia, Roberto Calderoli e Andrea Paganella per la Lega, Alessandro Colucci per Noi moderati.
Il tutto in una giornata che è stata segnata anche da un documento sottoscritto da ben 120 costituzionalisti (tra i quali Enzo Cheli, Ugo De Siervo, Roberto Zaccaria) che hanno esposto le «rilevanti criticità dal punto di vista costituzionale» della bozza fin qui prospettata, a partire «da un’impostazione di fondo non conciliabile con i principi della democrazia rappresentativa», in particolare sulle liste bloccate e su un «premio abnorme».
Antonio Tajani, prima di partire per il Consiglio Affari esteri di Bruxelles aveva anticipato la linea: «Il testo è migliorabile, ne discuteremo tutti assieme, poi lo faremo con l’opposizione». E lo aveva spiegato anche il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Andrea Di Priamo (FdI): «Se si condivide il principio di una maggioranza e di una opposizione certe, si può assolutamente cercare qualche aggiustamento». Lo scetticismo del Pd era stato espresso da Stefano Bonaccini: «Vogliono un premierato surrettizio, i pieni poteri. E noi diremo no». Gli aveva risposto sferzante il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami: lo Stabilicum «costringe chi oggi non ha una coalizione, non ha un programma e non ha un leader, quantomeno, a metterci la testa».
Più tardi, dopo il vertice di maggioranza, un dem ben addentro nella materia osserva che «finora alle aperture verbali non è mai seguito alcun passo concreto. È evidente che sono divisi, ed è chiaro che per discutere bisogna ritirare dal tavolo le proposte che ci sono. Se no, è una finta. Il solito teatrino». La richiesta di ritirare il testo viene anche da Filiberto Zaratti (Avs): «La destra non sa cosa fare, pesano i contrasti interni. Però, visto che vogliono parlare con le opposizioni, ritirino il loro inaccettabile testo». E anche Carlo Calenda, che non fa parte del campo largo, dice che il governo farebbe meglio a occuparsi di altro.