Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  maggio 12 Martedì calendario

Giuli, l’incontro a Palazzo Chigi e l’appoggio di Meloni

I due decreti di revoca e cessazione dell’incarico, firmati domenica da Alessandro Giuli, sono arrivati ieri a destinazione. L’ormai ex segretaria particolare del ministro della Cultura, Elena Proietti Trotti, l’hanno vista partire in macchina per la «sua» Terni (dov’è stata assessora comunale FdI e un giorno sogna di diventare sindaca) sventolando davanti agli occhi dei suoi amici la lettera del Mic: «Licenziata per una colica renale che non mi permise a marzo di accompagnarlo a New York? Roba da giudice del lavoro». L’ormai ex capo della segreteria tecnica, Emanuele Merlino, figlio di Mario, il «Professore Nero», è passato invece al Collegio romano e ha fatto il giro dei saluti. Entrambi ora riceveranno dal governo una nuova collocazione.
E Giuli? Il ministro, dopo aver deciso di decapitare il suo staff, ha chiesto e ottenuto udienza a Palazzo Chigi «al fine di confermare e ribadire la piena sintonia all’interno dell’azione di governo». Un’ora di colloquio fitto con la premier Giorgia Meloni per chiarire tutto e ripartire, magari, con più slancio. E la nota finale, firmata da fonti della Presidenza del Consiglio, farebbe pensare che la missione sia riuscita: «Negli ultimi giorni si sono susseguite voci e ricostruzioni giornalistiche volte a mettere in discussione la credibilità dell’operato dell’esecutivo, facendo leva su presunte divergenze di opinione» tra il ministro Giuli, la premier e altri esponenti del governo, in primis il vicepremier leghista Matteo Salvini. Secondo la nota di Palazzo Chigi, tutte «ricostruzioni prive di fondamento».
Da parte di Giorgia Meloni, anzi, «è stata ribadita la piena volontà di sostenere l’azione del Mic centrale per l’Italia» e quanto ai rapporti personali è «emersa la solidità di un rapporto cordiale e proficuo tra il capo del governo e il ministro Giuli, relegando le polemiche emerse nelle ultime settimane alla normale dialettica politica, in un contesto reso particolarmente complesso dall’attuale scenario internazionale». Il riferimento, chiaro, è al putiferio scoppiato intorno al Padiglione russo a Venezia e allo scontro durissimo tra Giuli (contrario alla sua riapertura) e il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, sostenuto a scena aperta da Salvini.
Altro che dimissioni, insomma. Giuli tira dritto «confermando il suo totale sostegno al programma della coalizione di governo». Anche Arianna Meloni, ieri, ci ha tenuto a ridimensionare la gravità dei due licenziamenti al Mic: «Si è creato un caso sul nulla, solo gossip e basso chiacchiericcio». E il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, ha aggiunto: «In FdI nessun problema, solo sensibilità diverse».
Ma l’opposizione va all’attacco: «Al Mic non è in corso un normale avvicendamento di funzionari, ma una lotta di potere in piena regola», secondo l’esponente dem Walter Verini. Elisabetta Piccolotti (Avs) rincara la dose: «Il ministero è nel caos mentre il settore della Cultura arranca». E il leader di Azione, Carlo Calenda, non crede affatto alla pace ritrovata: «Salvini polemizza con Tajani, Giuli ed anche Meloni. O esiste un problema Salvini per il governo o c’è un problema del governo nel suo complesso. Decidete!».
E così mentre Elena Proietti Trotti incassa la solidarietà del sindaco di Terni, Stefano Bandecchi («Non posso riferire quello che mi ha scritto»), al Mic ora si prepara la trasferta del 20 maggio, mercoledì prossimo, a Venezia: la visita di Giuli alla Biennale d’Arte delle polemiche è confermata. Solo che, secondo indiscrezioni, non è detto affatto che si vedrà finalmente con Buttafuoco. Il presidente della fondazione, infatti, avrebbe già programmato per quel giorno (apposta?) due appuntamenti: al mattino la conferenza stampa della Biennale Architettura 2027 e nel pomeriggio accoglierà ai Giardini il suo amico Vittorio Sgarbi che completerà, così, il viaggio tra i Padiglioni iniziato sabato scorso a Ca’ Faccanon, in Calle delle Acque, dove ha illustrato il lavoro dell’artista vietnamita Le Huu Hieu. Insomma, stavolta potrebbe essere proprio lui, Buttafuoco, a dare «buca» a Giuli, che il 9 maggio ha disertato l’inaugurazione. Altro che pace in laguna.