Corriere della Sera, 12 maggio 2026
L’Europa approva le sanzioni contro i coloni. Israele protesta
Dopo mesi di stallo, finalmente i ministri degli Esteri dei Paesi Ue hanno dato il via libera politico alle sanzioni nei confronti dei coloni israeliani violenti contro i palestinesi in Cisgiordania. È la prima misura concreta contro Israele dallo scoppio della guerra a Gaza. Determinante è stata l’uscita dalla scena politica di Viktor Orbán: il nuovo governo ungherese, guidato da Péter Magyar, ha tolto il veto. «Era ora che si passasse dallo stallo ai fatti», ha commentato l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas su X, aggiungendo che «estremismi e violenza comportano conseguenze». Un «passo importante» per il ministro degli Esteri Antonio Tajani. I ministri dei Ventisette hanno anche concordato nuove sanzioni contro figure di spicco di Hamas.
Immediata la reazione di Israele, che ha respinto «fermamente» la decisione di imporre sanzioni a cittadini e organizzazioni israeliane. «L’Ue ha scelto in modo arbitrario a causa delle sue opinioni politiche e senza alcun fondamento», ha attaccato su X il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, aggiungendo che «oltraggioso è anche il paragone che l’Ue ha scelto di fare tra cittadini israeliani e terroristi di Hamas, un’equivalenza morale completamente distorta. Israele ha sempre difeso il diritto degli ebrei a stabilirsi nel cuore della nostra patria». L’accordo è «politico», dunque dovrà essere finalizzato dagli ambasciatori dei Ventisette presso la Ue.
Dovrebbero venire colpite quattro organizzazioni israeliane e tre individui, più altre dieci persone appartenenti ad Hamas. In genere le sanzioni prevedono il divieto di ingresso nell’Ue e il congelamento dei beni. La proposta iniziale presentata da Kallas prevedeva anche sanzioni per i ministri estremisti Itamar Ben-Gvir (Sicurezza nazionale) e Bezalel Smotrich (Finanze). Ma per raggiungere una prima intesa era stato necessario eliminarli dalla lista. Invece prosegue il confronto sulla proposta franco-svedese di limitare il commercio dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania. A fine aprile Parigi e Stoccolma hanno presentato un documento congiunto in cui chiedono alla Commissione di «considerare con urgenza la fattibilità giuridica e pratica dell’introduzione di misure quali dazi sui prodotti delle colonie e restrizioni all’importazione attraverso licenze di vendita».
La Germania resta però contraria argomentando che la proposta «potrebbe portare instabilità». Il ministro Tajani, senza sbilanciarsi, ha spiegato che «si aspetta una proposta della Commissione. C’è stato un dibattito e vedremo quale sarà la proposta della Commissione: vedremo se servirà l’unanimità o una maggioranza qualificata». Tajani ha anche condannato le violenze nei confronti dei cristiani in Libano, Israele e Cisgiordania. «Sono troppe e inaccettabili», ha detto il ministro. Ieri le forze armate israeliane hanno condannato a 21 giorni di carcere il soldato fotografato mentre infilava una sigaretta in bocca a una statua della Madonna nel Sud del Libano e 14 giorni al soldato che ha scattato la foto.