Corriere della Sera, 12 maggio 2026
Hantavirus, si aggrava una donna francese. Turisti sbarcati
Alle 19 ora delle Isole Canarie (le 20 in Italia) la MV Hondius è salpata verso Rotterdam. Alla fine sono rimasti soltanto in 26, con una salma a bordo. Ventisei impavidi membri dell’equipaggio, guidati dal capitano Jan Dobrogowski, per concludere l’«Odissea Atlantica»: così era pubblicizzata dall’agenzia Oceanwide Expeditions la splendida e costosa crociera nei mari dell’estremo Sud del mondo. Riportano la «barca degli appestati» a casa, nei Paesi Bassi, accompagnando nel suo ultimo viaggio la terza vittima dell’Hantavirus, una donna tedesca morta il 2 maggio e da allora rimasta nelle celle frigorifere della nave.
Ieri pomeriggio, si è concluso lo sbarco di tutti i passeggeri e di gran parte dello staff di bordo. Gli ultimi ventotto evacuati, di diverse nazionalità, sono partiti su aerei messi a disposizione dell’Olanda, destinazione Eindhoven. Gli altri avevano già raggiunto i Paesi d’origine nel corso della giornata di domenica, con alterne fortune. «Missione compiuta», ha affermato il direttore dell’Organizzazione mondiale della Sanità, in una conferenza stampa al porto di Tenerife, durante la quale ha ribadito che l’Hantavirus «non è come il Covid». «Grazie all’impegno del governo spagnolo, tutto è finito bene», ha concluso Tedros Anemon Ghebreyesus. «Ora tutti riceveranno l’aiuto di cui hanno bisogno. Se fossero rimasti sulla nave più a lungo, sarebbe stato peggio».
In realtà, la cronistoria di questo focolaio potrebbe essere ancora lunga. Da Madrid è arrivata la notizia di un nuovo contagio: uno dei 14 passeggeri spagnoli evacuati è risultato «provvisoriamente positivo» al test, anche se non presenta sintomi. A Parigi si sono invece aggravate le condizioni della turista francese, che aveva mostrato i sintomi del virus durante il rimpatrio, e gli Stati Uniti hanno confermato che uno dei 17 americani evacuati dalla Hondius è «lievemente positivo» mentre un altro presenta «sintomi lievi». E il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie non esclude nuovi casi nelle prossime settimane, visti i tempi di incubazione fino a sei settimane.
Quanto basta per riaccendere le polemiche fra il governatore delle Canarie, Fernando Clavijo (nazional-conservatore) e il governo spagnolo di Pedro Sánchez (socialista): «Mi dispiace che i passeggeri non siano stati sottoposti a test prima dello sbarco, come avevamo richiesto», ha accusato il governatore in una intervista. «Mi dispiace di non essere stato più veemente nella nostra difesa o di non essere riuscito a convincere il governo spagnolo, che, nonostante i criteri scientifici, ha ignorato il nostro parere». In realtà, secondo la procedura ufficiale, tutti i passeggeri sono stati testati prima dello sbarco, ma l’Organizzazione mondiale della Sanità ha chiarito che il tempo di incubazione del virus è di circa 42 giorni. Quindi, è più che plausibile che qualcuno possa mostrare sintomi e risultare positivo anche diversi giorni dopo aver lasciato la barca.
Domenica, il governatore delle Canarie aveva ottenuto che la nave gettasse l’ancora nella rada del porto, senza attraccare, costringendo i passeggeri ad un trasbordo in gommone per raggiungere il molo e quindi i bus che li avrebbero condotti in aeroporto. Ieri, però, a dispetto della stizza di Clavijo, la MV Hondius ha ottenuto, finalmente, l’autorizzazione ad attraccare al molo, su raccomandazione dell’Autorità Marittima, per motivi di sicurezza a causa delle condizioni meteorologiche, solo «per il minimo tempo necessario», visti i venti meridionali che agitavano le acque anche all’interno dell’area portuale.
Gli ultimi 28 evacuati sono sbarcati tutti insieme, formando una fila ordinata sulla rampa della nave, a una distanza di circa un metro l’uno dall’altro. Portavano con sé solo gli effetti personali essenziali, chiusi in un sacchetto di plastica, per ridurre al minimo qualsiasi potenziale rischio di contaminazione.
E ora parte il conto alla rovescia per capire se e quanti altri contagiati emergeranno nel mondo, considerando che una trentina di passeggeri della nave da crociera sono rientrati nei Paesi d’origine dall’isola di Sant’Elena, prima che si sapesse quanto pericoloso fosse il «male» che si era insinuato a bordo, provocando poi tre decessi e, a oggi, nove contagi accertati. Tutti gli Stati coinvolti hanno attivato i protocolli di sicurezza ma gli Stati Uniti, a differenza degli altri, hanno escluso la quarantena obbligatoria.
Ieri, il presidente Donald Trump è tornato a parlare di Hantavirus dalla Casa Bianca, minimizzando il pericolo: «È molto più difficile da contrarre» rispetto al Covid-19, ha dichiarato il tycoon. «È in circolazione da molto tempo. La gente lo conosce molto bene». Che il virus sia noto è confermato dagli scienziati, ma con importanti distinguo. Se per Boris Pavlin dell’Oms, che ha supervisionato le operazioni di evacuazione a Tenerife, l’Hantavirus andino, a differenza del Covid, non si trasmette nelle fasi asintomatiche, di tutt’altro avviso è l’epidemiologo Abraar Karan dell’Università di Stanford: «I tempi precisi dell’infettività restano definiti in modo incompleto», ha scritto ieri su X, citando una dichiarazione della Società internazionale di ricerca sugli Hantavirus (Ish), secondo la quale «la tempistica precisa della contagiosità rimane ancora da definire completamente».
Il rischio che si creino catene incontrollate di trasmissione, dunque, resta alto.