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 2026  maggio 11 Lunedì calendario

Rolls Royce e la follia delle opere d’arte sul cruscotto

C’era una volta la Rolls-Royce. Quella creatura di sir Henry Royce e di Charles Rolls, che si fabbricava in casa ogni bullone, ogni valvola, ogni albero a camme come se fosse un orologio da taschino di Dio. Una macchina che non si comprava per far invidia al vicino, ma per attraversare il mondo con la silenziosa arroganza di chi sa che la perfezione meccanica è l’unica forma di nobiltà che non si discute.
Leggende inglesi su quattro ruote, non salotti ambulanti. Oggi invece, la finezza ha cambiato mestiere. Non è più sotto il cofano, è sulla plancia. E non c’è più limite alla follia, perché la follia, a quanto pare, è l’unico lusso rimasto quando il lusso ha già comprato tutto il resto.
Lo ha annunciato venerdì scorso la Casa di Goodwood: quattro nuove tecniche di “craft” bespoke ispirate a cinque secoli di arti decorative. C’è la scultura tridimensionale in pelle, c’è quella in metallo, ci sono le impiallacciature a strati con inserti in ottone, c’è il beadwork – per chi non lo sapesse, è il ricamo con perline – applicato come se il cruscotto fosse una gonna di haute couture del 1890.
Due “opere” – le chiamano proprio così, opere – sono state realizzate alla scala della Phantom Gallery, che è il nome elegante per dire “quella parte dell’abitacolo dove un tempo c’era la radio”. Una si intitola “Legacy Craft: Inspired by Still Life” e ricrea una natura morta olandese del Seicento usando idrangee scolpite a mano nella pelle (cinquanta fiori, ognuno dipinto petalo per petalo), melograni fatti di 76 perline cucite una a una e foglie di filo ricamate con una tecnica battezzata, con involontaria comicità, “Sphinx Moth 3D embroidery”.
Ci hanno messo duecentocinquanta ore di lavoro manuale. Per un cruscotto.
L’altra, “Inspired by The Draught”, è un’ode al disegno tecnico che diventa gioiello: legno di eucalipto affumicato inciso al laser, motivi strapwork elisabettiani, una griglia di ottone che ricorda le ferramenta delle vetrate gotiche e, al centro, un fiore di cinque strati di ottone tagliati con waterjet, ciascuno inciso a mano con linee larghe due decimi di millimetro. Quarantacinque ore solo per quel fiore. Roba da far piangere Cellini.
Il bello è che tutto questo viene presentato come un trionfo della tradizione artigiana. Phil Fabre de la Grange, Head of Bespoke, spiega che il loro collettivo di designer, ingegneri e artigiani “guarda alla storia delle arti decorative e si chiede come reinterpretarla per le superfici di una Rolls-Royce”. Rebecca Davies parla di “congelare un momento nel tempo” come facevano i pittori di nature morte. Laura Salter racconta di aver fuso disegno tecnico, scribing, strapwork e ferramenta in qualcosa di “altamente moderno”.
I super-ricchi, si sa, hanno bisogno di nuovi modi per sentirsi unici. E siccome le auto normali le hanno già tutte, e le case le hanno già tutte, e le isole le hanno già tutte, resta solo questo: trasformare l’abitacolo in un museo viaggiante di micro-sculture. Un luogo dove la mano e la macchina lavorano “in concerto”, come dicono alla Rolls, per produrre ciò che nessuna mano da sola potrebbe ripetere e nessuna macchina da sola potrebbe umanizzare.
Una volta la Rolls-Royce era la dimostrazione che l’ingegneria poteva essere poesia. Oggi è la dimostrazione che la poesia può essere ridotta a un optional da trecentomila euro. Una volta a Crewe si discuteva sulla leggerezza dello sterzo, oggi (a Goodwood, ma questa è un’altra storia) si chiedono se la foglia di idrangea debba essere in Peony, Cocoa o Chartreuse.