la Repubblica, 11 maggio 2026
Casa Bianca, i lobbisti della grazia: “Donazioni per uscire di prigione”
Altro che giustizia uguale per tutti. A Washington ormai è cosa nota: per ottenere la benevolenza del presidente e uscire di galera, basta avere i contatti giusti. E fondi sufficienti a oliare i portafogli di consulenti e lobbisti con entrature alla Casa Bianca o a Mar-a-Lago: familiarità con i membri del “cerchio magico” di Donald Trump. Le donazioni costano piuttosto caro ai postulanti: da un minimo di un milione di dollari, fino a sei, a seconda delle imputazioni e della rilevanza dei facoltosi pregiudicati da rimettere in libertà. Una pratica così diffusa, che una recente inchiesta del settimanale New Yorker parla già di “economia delle grazie”. E il Wall Street Journal addirittura di “industria della clemenza”.
I numeri parlano chiaro. Durante il loro primo anno in carica, i presidenti Bill Clinton e Barack Obama, George W. Bush e Joe Biden non hanno concesso grazie. E pure Trump, nel primo anno del suo primo mandato, ne concesse solo una. Le cose sono radicalmente cambiate col secondo mandato. In un solo anno, ha infatti graziato la bellezza di 1600 persone. Certo, circa 1500, come promesso in campagna elettorale, sono i responsabili dell’attacco a Capitol Hill del 6 gennaio 2021: compreso il criminale che colpì un agente col taser provocandogli un infarto e per questo era stato condannato a vent’anni.
Ma gli altri cento nomi che hanno ottenuto “clemenza esecutiva” sono da scorrere con attenzione. C’è infatti, quello dell’imprenditore sportivo Tim Leiweke, condannato per illeciti finanziari, graziato durante una partita di golf a Mar-a-Lago giocata dal parlamentare Trey Gowdy col presidente. Don Jr, figlio maggiore di Trump, ha invece perorato la causa di Changpeng Zhao, fondatore della piattaforma di criptovaluta Binanace anche lui condannato per frode fiscale. E pure l’influencer conservatrice Laura Loomer, confidente di Trump, è intervenuta a favore di qualcuno: ottenendo clemenza per il rabbino Joseph Schwartz, proprietario di una casa di cura nel New Jersey, condannato per aver frodato il governo per trentotto milioni di dollari non pagando le tasse sul lavoro. E ci sono nomi perfino più incredibili: come quello dell’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández, che doveva scontare una condanna a 45 anni per concorso coi cartelli della droga, accusato di aver importato negli Usa 400 tonnellate di cocaina. E perfino Ross Ulbricht, creatore del sito Silk Road noto lo spaccio di stupefacenti sul dark web.
Per carità, non sempre di vendita delle indulgenze, si tratta. Il New Yorker nota che «qualcuno riesce a risparmiare sfruttando le antipatie del presidente», scrivono. «Se qualcuno è stato arrestato per ordine di un giudice, di un detective, di un ministro che gli sta antipatico, il gioco è fatto». È andata così alla star dei reality show Todd e Julie Chrisley, condannati per frode bancaria ed evasione fiscale. E pure a Matt Gaetz, mancato procuratore generale per quel suo “vizietto” di accompagnarsi a minorenni.