Corriere della Sera, 11 maggio 2026
A quali partiti conviene cambiare la legge elettorale?
Accelerare sulla riforma della legge elettorale, anche concedendo qualcosa alle opposizioni sulla misura del premio di maggioranza. Questa la missione del vertice dei leader del centrodestra che, agende permettendo, si terrà oggi pomeriggio. Le opposizioni promettono battaglia: «Hanno paura di perdere», tuona il Pd. Le forze di centrodestra assicurano lealtà alla proposta unitaria depositata in Parlamento: «Andiamo avanti e avviamo il dialogo», dice Maurizio Lupi di Noi moderati. Ma dietro alle dichiarazioni si intravedono gli interessi per gli effetti che il sistema di voto avrà sugli eletti. Interessi che dividono i partiti, anche trasversalmente alle coalizioni.
Premio e via i collegi
Con l’abolizione dei collegi, cui è strettamente connesso, il premio di maggioranza (70 seggi alla Camera, 35 al Senato a chi supera il 40%) che «corregge» il proporzionale puro, conviene essenzialmente a FdI. «Chi vince governa, senza pareggi e conseguenti inciuci», dichiarano i meloniani. Ma non può sfuggire che nel ragionamento c’è un calcolo: i collegi sono più favorevoli all’attuale opposizione. Il centrodestra, infatti, al Nord li conquista raccogliendo un numero di voti decisamente maggiore rispetto a quelli che servono a un campo largo unito per vincerli al Sud. Questo si traduce in uno «spreco di consenso» ai fini dei seggi assegnati. Inoltre individuare candidati unitari per i collegi aiuta i partiti del Campo largo, la cui alleanza è meno cementata, a restare coesi. E poi contro il premio («Abnorme», lamentano) sono tutte le opposizioni, senza distinzioni anche e proprio per l’impatto che avrebbe sui quorum per l’elezione di capo dello Stato e organi di garanzia. Anche in maggioranza c’è chi è favorito dai collegi: la Lega, radicata al Nord. Ma il premio potrebbe non essere funzionale nemmeno per FI, che in caso di pareggio potrebbe decidere di lasciarsi le mani libere e diventare così ago della bilancia. In generale poi i seggi assegnati attraverso il premio favoriscono i partiti più forti, in caso di vittoria, e sacrificano di più gli altri in caso di sconfitta. I collegi infine garantiscono rappresentanza ai piccoli: Iv, +Europa, Nm.
«Listone» di coalizione
Come attribuire i seggi assegnati col premio è un altro aspetto della riforma che divide. Un listone bloccato di coalizione è un correttivo utile alla Lega. Ma inviso a FI che ha un radicamento diffuso (pur con punte più alte al Sud), è più stabile della Lega nei consensi e si avvantaggerebbe con un premio attribuito in modo proporzionale scorrendo le liste.
Candidato premier
Nel testo della riforma è prevista l’indicazione del candidato premier contestuale al deposito di liste e programmi. Un’opzione che sta a cuore alla premier. E che invece costringe Elly Schlein a misurarsi con le primarie, mentre con l’attuale legge sarebbe la leader del partito maggiore della coalizione e dunque la candidata naturale per Palazzo Chigi. Per ragioni opposte, l’indicazione del premier è un aspetto che potrebbe convenire a Giuseppe Conte, ansioso di misurarsi con Schlein per la leadership. L’indicazione del premier è abbastanza sgradita anche agli alleati minori di Meloni: rischia di ridimensionarne il peso, dietro al potente primo partito.
Preferenze
Reintrodurre le preferenze è, stando alle dichiarazioni, una battaglia di tutti. A intestarsela sono stati FdI e Nm, ma anche il Pd. Il partito della premier ha meno da perdere dalla loro reintroduzione: a forte trazione leaderistica, può scegliere con libertà i candidati, e – con le sue percentuali – può garantire ampio spazio favorendo la competizione tra aspiranti. Le preferenze sono sgradite a leadership meno salde come Lega, FI e lo stesso Pd, diviso tra potentissimi dirigenti, che già siedono in Parlamento, e amministratori che vogliono sfidarli sulla base del consenso. Una soluzione di compromesso – comunque difficile – potrebbe essere bloccare i capilista e reintrodurre le preferenze per gli altri. Infine la soglia di sbarramento: al 3% garantisce Azione; il ripescaggio del migliore sotto il 3%, dentro la coalizione, assicura a Noi moderati maggiori chance di conquistare seggi.