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 2026  maggio 11 Lunedì calendario

Biennale, c’è un imprenditore italiano dietro i visti ai russi

Le dissidenti Pussy Riot ne hanno rivelato la presenza al padiglione russo della Biennale di Venezia, accusandolo di aver sottratto il plastico (poi recuperato) di un ospedale ucraino bombardato che il giornalista Caolan Robertson aveva posto all’esterno della struttura come premio per le «violazioni del diritto internazionale». In poche ore, il video con lui, Nicola Mavica, in primo piano, è stato condiviso decine di volte sui social. E sono iniziate a circolare congetture sul ruolo (ufficialmente, era ospite del vernissage) di Mavica, siciliano residente da 30 anni in Russia che per molto tempo ha diretto servizi di gestione dei visti per poi fondare l’azienda di gastronomia «The Stolen Artichoke» che a Mosca ha gestito tra il 2019 e il 2022 il ristorante della V-A-C Foundation fondata nel 2009 da Leonid Mikhelson (ad, presidente e principale azionista di Novatek, la società russa del gas) e Teresa Iarocci Mavica (moglie dell’ospite: dal 2022 ha lasciato l’ente). V-A-C era anche a Venezia, alle Zattere: l’attività è cessata con l’aggressione dell’Ucraina. Nel 2024, la figlia di Mikhelson, Viktoria, ha riaperto lo spazio con il nome «Scuola Piccola Zattere». Che Mavica sia filorusso non è un segreto e stando ai rumors sarebbe lui l’imprenditore italiano che ha facilitato il rilascio, richiedendoli personalmente, dei visti d’ingresso per la delegazione russa della Biennale. Che resta nell’oc-chio del ciclone. Sabato 19 padiglioni (tra cui Francia, Spagna e Paesi Bassi), per un totale di 52 tra artisti e curatori, hanno deciso di non competere ai neonati Leoni «popolari» in segno di rispetto della giuria dimissionaria. Mentre le Pussy Riot hanno diffidato Russia e Biennale: i filmati dei loro blitz veneziani sono nelle video-installazioni del Padiglione. Protesta anche il ministero degli Esteri di Tel Aviv: il corteo antagonista contro lo stand israeliano «non è stato attivismo, ma intimidazione».