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 2026  maggio 11 Lunedì calendario

Scure di Giuli sullo staff. Licenziati Merlino e Proietti

Ancora uno scossone al ministero della Cultura, dicastero senza pace. Il ministro Alessandro Giuli dà il benservito a tutto lo staff (meglio: a ciò che ne rimane, dopo le dimissioni lo scorso novembre del portavoce per una gaffe sui social). Non c’entrano la Biennale di Pietrangelo Buttafuoco e nemmeno il licenziamento di Beatrice Venezi dalla Fenice. Questa volta l’ira funesta del titolare del Collegio Romano si abbatte sue due figure molto politiche e centrali della sua squadra. La faida a destra continua.
La notizia è stata anticipata ieri dal Corriere.it: Giuli con un tratto di penna ha deciso di far saltare la segretaria personale Elena Proietti e l’influente Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica. Non si tratta di due Carneadi. Entrambi sono «figli del partito». La prima è stata assessora di Fratelli d’Italia a Terni e dirigente in Umbria, con un rapporto importante con Arianna Meloni che le è valso la chiamata a Roma dopo le dimissioni di Gennaro Sangiuliano; il secondo è considerato un esponente della «Fiamma magica», vicinissimo al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, già membro del Centro studi di via della Scrofa, al ministero fin dall’inizio del governo con il compito – dicono i maligni ma non troppo – «di commissario politico». Tanto da finire anche in qualche totosottosegretari qualche settimana fa.
Giuli accusa Proietti di «aver disertato» l’ultima missione a New York del ministero, un mese fa, non presentandosi nemmeno in aeroporto.
Ben più complessa la vicenda dell’allontanamento di Merlino, reo di aver di non aver informato della mancata assegnazione di fondi pubblici al documentario su Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, di Simone Manetti – nonostante le richieste del produttore. La scorsa settimana il ministro, nel corso della cerimonia al Quirinale per i premi David, aveva definito «inaccettabile» il mancato sostegno. Dietro le quinte accusa il suo collaboratore di essersi «mosso» nelle commissioni indipendenti che aggiudicano i fondi e di averlo tenuto all’oscuro della decisione finale.
Da quanto risulta al Corriere, anche la Guardia di finanza ha acceso un «faro» sul documentario dedicato a Regeni, il giovane ricercatore friuliano, rapito, torturato e ucciso al Cairo all’inizio del 2016. Si cercano di capire i criteri che hanno portato all’esclusione dei finanziamenti.
Chi frequenta il Mic aggiunge che i motivi della rottura sono però molto più profondi e vanno ricercati nel rapporto fra Giuli e Fazzolari, mentore di Merlino, tenuto in grande considerazione da Fratelli d’Italia. Il ministro Francesco Lollobrigida, capodelegazione al governo, difende la scelta di Giuli e parla di «normali avvicendamenti». Per quanto riguarda Proietti e Merlino, Lollobrigida dice che «sapranno essere utili in altri ruoli nell’ambito istituzionale, poiché la loro esperienza e capacità è indiscussa». Non mancano però le reazioni opposte: «Si dimetta subito questo ministro incompetente e arrogante e porti la sua tracotante incapacità. Il ministero della Cultura non merita un tale scempio», attacca Matteo Renzi, leader di Italia viva. La capogruppo del Pd in commissione Cultura alla Camera, Irene Manzi, torna sul caso dei mancati finanziamenti al documentario su Giulio Regeni: «Giuli sosteneva di non avere responsabilità, oggi invece giustifica con questa vicenda le dimissioni del suo staff». Critiche da Gaetano Amato (M5S), che chiede le dimissioni anche della sottosegretaria Lucia Borgonzoni.