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 2026  maggio 11 Lunedì calendario

Ue cerca il mediatore con il timore di un grande bluff

Prima le parole del presidente del Consiglio europeo António Costa sull’Ue che si sta preparando a possibili negoziati con la Russia, cui è seguita la precisazione «al momento giusto», quasi a voler allontanare nel tempo questa eventualità. Poi la fuga in avanti del presidente russo Vladimir Putin che ha subito indicato come negoziatore «preferito» l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder o «un leader di cui si fidano» gli europei e che non abbia detto nulla di «negativo» sulla Russa: un primo identikit che esclude subito l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas, ex premier estone sempre molto dura nei confronti di Mosca.
A Bruxelles si torna a parlare di un mediatore o inviato speciale o negoziatore per la Russia, dopo che a gennaio il tema era già finito sotto i riflettori per le parole del presidente francese Emmanuel Macron, al termine del Consiglio europeo di dicembre, sull’utilità di riprendere a parlare con Putin. Linea sostenuta anche dalla premier Giorgia Meloni. Già allora erano circolati alcuni nomi ma mai ufficialmente e allora come adesso le fonti diplomatiche europee interpellate sottolineano che il tema non è stato finora mai discusso nelle sedi opportune e si è ancora a livello di speculazioni, poiché il Cremlino non sta mostrando una reale volontà di arrivare a un cessate il fuoco duraturo e alla pace.
Però il fatto che Costa si sia unito ai leader che hanno sollevato la questione non è banale visto che Putin, osservava ieri una fonte diplomatica europea, è destinatario di un mandato di arresto internazionale e per alcuni Paesi Ue, come i Baltici, l’apertura nei suoi confronti è comunque indigesta. Ma come ha detto in passato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, «la pace si fa con il nemico, non con l’estraneo». I nomi circolati nei mesi scorsi e che restano attuali si riferiscono a ex presidenti, ex premier o a personalità con funzioni equivalenti perché chi dovrà rapportarsi a Putin dovrà avere lo stesso livello diplomatico. Inoltre dovrà essere una figura gradita agli Stati Uniti oltre che alla Russia. E questo potrebbe restringere il campo. C’è poi la questione del mandato: quale sarà e chi glielo darà? L’inviato parlerà a nome dell’Ue? Non siamo ancora a una definizione così granulare dell’identikit. Risulta più difficile che possa essere un leader in carica, osservava ieri un altro diplomatico europeo, perché la pace tra Ucraina e Russia richiederà una dedizione totale. Ma se si va a dopo le presidenziali francesi, Macron potrebbe avere le carte giuste. Al momento è solo certo che Schröder non sia un’opzione.
Ricorre il nome dell’ex presidente finlandese Sauli Niinistö, che parla russo e quando era in carica, prima dell’invasione dell’Ucraina, aveva un dialogo diretto con Putin. Ma nel frattempo Helsinki da Paese neutrale è entrata nella Nato spinta dalla minaccia russa. È girato anche il nome dell’attuale presidente finlandese Alexander Stubb, che gode di un buon rapporto con il presidente Trump grazie anche a quella che è stata ribattezzata la «diplomazia del golf». Anche l’ex cancelliera tedesca Angela Merkel parla russo e il suo nome è stato sollevato, ma il suo rapporto critico con Trump per l’oleodotto Nord Stream 2 suscita perplessità. Nei mesi scorsi era circolato il nome di Mario Draghi, ipotizzato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Fazzolari: molto apprezzato a Bruxelles, l’ex premier viene però percepito come tecnico. La partita non è ancora iniziata, ma si avvicina il tempo in cui gli europei dovranno formare la squadra.