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 2026  maggio 11 Lunedì calendario

Una mostra su Giacomo Balla a Rovereto

La mostra «Giacomo Balla. Lo stile dell’avanguardia. Opere dalle Collezioni Biagiotti Cigna» che si apre al Mart di Rovereto è eccezionale per diverse ragioni: si presentano per la prima volta nella loro interezza la collezione della Fondazione Biagiotti Cigna e quella privata di Laura e Lavinia Biagiotti, che unite costituiscono uno dei più importanti nuclei di opere dell’artista (circa 250). Intorno a questa raccolta si intreccia, in esposizione, una scelta importante di opere di Balla e di Depero di proprietà del Museo ospitante, la cui vocazione allo studio e alla raccolta di documenti e opere delle avanguardie storiche è stata in tal modo spettacolarmente evidenziata dalla nuova direttrice, Micol Forti.

Il risultato è un dialogo virtuoso tra diverse sensibilità collezionistiche, che compone un percorso di capolavori e offre una lettura plurale dell’intero itinerario artistico di Balla.

Opere centrali di Balla di tutte le epoche disegnano un itinerario che va dal Divisionismo degli esordi (Fallimento, 1902; Autospalla, 1903; Ritratto di Grethel Löwenstein, 1911-1912), al momento eroico del Futurismo con un precoce Volo di rondini (1912-1913), le Compenetrazioni iridescenti (1912-1913) e un gruppo eccezionale di Velocità astratte (1913-1914), che costituiscono l’incunabolo dell’astrazione europea, sviluppata da Balla in perfetto parallelo cronologico con Kandinsky. E poi capolavori del Futurismo maturo (Velo di vedova+paesaggio, 1915; Paesaggio maiolicato, 1917-1918; Futurpesci, 1923), fino all’opera più grande realizzata da Balla, Genio Futurista (1925), icona del movimento d’avanguardia più sconvolgente d’Europa. La mostra si conclude con una sala dedicata agli ultimi anni di produzione pittorica (1930-1958), in cui Balla riscopre il valore della figurazione attraverso una lettura delle immagini pubblicitarie e dei media, prospettando un’inedita modernità dell’immagine come alternativa all’astrattismo futurista: elaborando una sorta di “Futurismo pop” messo a fuoco attraverso la lente delle immagini dei rotocalchi e del divismo cinematografico, sostanza immanente di un mondo in evoluzione costante.

Ma non sono solo i dipinti a rendere eccezionale questa mostra di Giacomo Balla. Il primo nucleo della Fondazione Biagiotti Cigna fu acquisito a partire dal 1986 da Laura Biagiotti e da suo marito Gianni Cigna direttamente dalle figlie di Balla, che divennero in breve loro amiche. Esso fu attribuito dalla famiglia, dopo la morte di Gianni avvenuta nel 1996, alla Fondazione affinché ne garantisse l’integrità, insieme alla memoria di un’unione fervida e produttiva.

Laura Biagiotti ha seguito, nella scelta delle opere, una ricerca molto personale. Non ha realizzato una collezione eminentemente di quadri, ma un percorso in cui le opere, centinaia, si aggiungevano come parole in una frase, come frasi in un discorso. Il risultato è un ritratto completo dell’artista in tutte le sue fasi: partendo dal disegno minuto, dall’appunto, fino ad arrivare all’opera compiuta.

Il nucleo centrale della collezione legata alla Fondazione, il primo a essere acquisito in ordine cronologico, è rappresentato dagli studi realizzati da Balla per la moda. Le oltre cento opere relative a bozzetti e ad alcuni esempi di vestiti realizzati, costituiscono di fatto il maggiore e più importante insieme sulla moda futurista, di cui Giacomo Balla fu inventore e alchimista, espressione della velocità del gusto che si evolve rapidamente seguendo le oscillazioni della modernità, perfetta metafora della moda come del Futurismo. La collezione comprende pezzi di importanza fondamentale per la storia delle avanguardie europee (la stessa Sonia Delaunay ne fu ispirata e influenzata) come i manoscritti originali del Manifesto Futurista del Vestito Antineutrale (1914), i bozzetti dei primi vestiti e tessuti futuristi (1913-1914), e inoltre studi per ogni genere di elemento e accessorio di moda (giacche e completi maschili e femminili, cravatte, scarpe, borsette, ventagli, foulard, sciarpe, maglioni, gilet, tessuti, ricami, applicazioni, ecc.), nonché i manufatti realizzati all’epoca (dal 1914 al 1930 c.) degli stessi vestiti, delle cravatte, dei ricami, ecc.

Un ulteriore aspetto di grande interesse della collezione è rappresentato da un vasto nucleo di arti applicate futuriste concepite da Balla, comprendente non solo i progetti ma anche le realizzazioni di arazzi, paralumi, tappeti, lumi, ceramiche, armadi, tavoli, sedie, testate di letto, attaccapanni, oggetti diversi: che parimenti al nucleo della moda, rappresentano la più completa collezione esistente su questo tema cruciale dell’arte contemporanea, teorizzato da Balla nel Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo (1915), che influenzò in maniera determinante le avanguardie mondiali del XX secolo.

È questo il momento cruciale in cui l’opera esce dalla dimensione tradizionale del quadro o della scultura, per proiettarsi avanguardisticamente nell’ambiente circostante, invadendo lo spazio con installazioni variopinte, aprendosi a un universo estetico che vede l’arte come processo creativo puro, diffuso, esistenziale. Non serve dire quanto l’arte contemporanea si sia fondata sui presupposti enunciati da Balla. In questo contesto si intrecciano anche le opere (di proprietà del Mart) di Fortunato Depero, il quale firmò insieme a Balla il manifesto del 1915, dandogli il suo contributo di giovanile entusiasmo. La collezione Biagiotti si amplia così, in maniera chiara ed efficace, mettendo nuovamente in sinergia museo e mostra, allargando significativamente il contesto aurorale di uno dei momenti più significativi dell’avanguardia europea.