Il Messaggero, 10 maggio 2026
Accise, altri 191 milioni per prorogare il taglio
Il taglio delle accise può continuare fino al 22 maggio prossimo. Come da attese, il governo ha varato ieri il decreto ministeriale che coprirà per le prossime due settimane lo sconto al distributore sui prezzi dei carburanti. Una riduzione che continuerà a essere differenziata. Per il diesel sarà di 24,4 centesimi al litro; per il gnl sarà di 12 centesimi e per la benzina di 6,1 centesimi.
Il decreto, pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale, permette quindi di estendere senza soluzione di continuità l’intervento sui carburanti deciso lo scorso 30 aprile.
Il decreto licenziato dal Consiglio dei ministri arrivava infatti fino a ieri e contava su 146,5 milioni ricavati dalle sanzioni Antitrust. Questo secondo intervento attinge invece dall’extra-gettito Iva. L’intervento in due tempi è dovuto a ragioni di calendario. L’extragettito viene infatti calcolato dopo la prima settimana di ogni mese.
Questo vuol dire che alla vigilia del Primo maggio, due giorni prima della scadenza della precedente riduzione, non era ancora possibile calcolare a pieno le risorse a disposizione. Cifra che, dal primo al 30 aprile, è stata di 191,2 milioni, ora messi a disposizione per frenare i rincari al distributore, permettendo l’attivazione del meccanismo delle cosiddette «accise mobili».
LA RILEVAZIONE
Ieri, secondo i dati forniti dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio dei carburanti in modalità «self service» lungo la rete stradale nazionale era di 1,931 euro al litro per la benzina e 2,015 euro per il gasolio. Sulle autostrade l’asticella saliva rispettivamente a 2,001 euro e 2,084 euro.
Costi leggermente inferiori a quelli registrati venerdì, quando la benzina era a 1,934 euro e il diesel a 2,026.
L’intervento in due tempi dà l’idea della difficoltà a continuare a finanziare le misure per sostenere famiglie e imprese dagli effetti economici del conflitto in Iran e delle tensioni per il traffico delle petroliere attraverso lo stretto di Hormuz. Finora i provvedimenti varati dal 17 marzo scorso sono costati circa 1,2 miliardi, coprendo non soltanto lo sconto al distributore, ma anche, fino a tutto giugno, i crediti d’imposta per gli autotrasportatori e i pescatori. Per finanziarli il governo ha dovuto prima chiedere ai ministeri di fare economia; il secondo decreto è stato coperto facendo ricorso in parte all’extragettito e in parte ai proventi delle aste di CO2. Per il terzo è stato invece necessario agire in due tempi, così da essere sicuri dei fondi a disposizione.
I CONTI
Per il futuro il governo dovrà quindi destreggiarsi tra la necessità di non scombussolare i conti pubblici e le richieste di sostegno che arrivano dalle categorie produttive e dai consumatori. La partita si gioca a Roma e a Bruxelles, sul piano europeo.
L’attuale contesto «richiede prudenza e senso di responsabilità ma deve anche necessariamente aprire spazio a soluzioni innovative e realistiche», ha ricordato ieri il ministero dell’Economia e delle Finanze.
All’ultima riunione dei ministri dell’Economia dell’area euro, Via XX Settembre ha portato sul tavolo la richiesta di estendere anche all’energia la clausola di salvaguardia nazionale che permette flessibilità sulla traiettoria della spesa netta (nuovo parametro delle regole di bilancio comunitarie) per coprire i costi in difesa e sicurezza. Secondo il governo lo stesso principio, essendo la sicurezza economica una questione di interesse nazionale, dovrebbe valere anche per le spese fatte dai governi per tutelare i propri sistemi produttivi.
Finora dalla Commissione europea è arrivato un no all’ipotesi di attivare la clausola generale che permetterebbe di congelare le regole del Patto di Stabilità e Crescita. Anche sulla flessibilità c’è scetticismo. La via preferita a Bruxelles è dare maggiori spazi ai governi nazionali in materia di aiuti di Stato. Questa soluzione, tuttavia, può favorire i Paesi con maggiori spazi di bilancio e che non devono fare i conti con la necessità di tenere a bada debito e deficit. L’Italia, assieme ad Austria, Germania, Portogallo e Spagna, sta inoltre premendo affinché si arrivi a una tassa temporanea sui profitti straordinari degli operatori energetici.
Sullo sfondo ci sono gli ammonimenti degli organismi internazionali sul modo con cui sostenere famiglie e imprese. Non interventi generalizzati, ma mirati. Ultimo in ordine di tempo il Fondo monetario internazionale, che ha sollecitato i governi a dare precedenza negli aiuti ai più vulnerabili.