il Fatto Quotidiano, 10 maggio 2026
Ricorso di Adinolfi respinto: non sarà sindaco a Prato
Un paio di firme di cittadini deceduti, e un altro paio disconosciute “dagli apparenti sottoscrittori”. Più una dozzina di firme doppie, e 69 “identificate con documenti d’identità scaduti”.
Si è fermata qui la candidatura a sindaco di Prato del leader ultracattolico Mario Adinolfi. Sui rilievi che all’indomani della presentazione delle liste hanno convinto la Commissione elettorale circondariale a estromettere il Popolo della famiglia e il suo frontman.
Il caso è arrivato nei giorni scorsi in Consiglio di Stato dove il collegio presieduto da Francesco Caringella ha respinto il ricorso di Adinolfi. Per i giudici amministrativi “è incontestato in atti che 69 sottoscrizioni, delle quali 49 elettori di Prato, fossero riferite a persone identificate grazie a documenti di identità scaduti”. E soltanto l’esibizione di un documento di identità in corso di validità consente di collegare “con certezza alla persona fisica elettore (apparentemente) sottoscrittore”.
Già il Tar di Firenze aveva evidenziato che delle 463 firme raccolte, 449 delle quali risultano rese “il 12 aprile 2026 nel comune di Riolo Terme in provincia di Ravenna (a cento chilometri di distanza, ndr) e ivi autenticate”, soltanto 371 erano “riconducibili a cittadini iscritti nelle liste elettorali del Comune di Prato”. Altre 49, quindi, non andavano considerate “in assenza di documento di identità del sottoscrittore, o in presenza di documento di identità scaduto”, dal momento che “non è possibile avere certezza che quel tale elettore abbia realmente sottoscritto la presentazione della lista”. Sicché le sottoscrizioni valide sarebbero scese a quota 322 “in misura quindi inferiore al minimo di legge per partecipare alla competizione elettorale (350, ndr)”.
“Tanto è sufficiente – evidenziava il tribunale fiorentino – alla reiezione del ricorso, a prescindere dalle questioni relative alle doppie sottoscrizioni e alle sottoscrizioni riferite a persone decedute poiché anche computando queste, la lista non raggiungerebbe comunque il numero minimo di 350 sottoscrizioni richiesto dalla legge per l’ammissione alla competizione”.
Per provare a tornare in pista, Adinolfi si era appellato al favor partecipationis, sostenendo l’irrilevanza dei documenti d’identità scaduti e smentendo la circostanza della presentazione delle firme di persone decedute. Ma a Palazzo Spada non hanno voluto saperne. Né sul primo punto né su un’ulteriore verifica dell’esistenza in vita, o morte, dei due compianti sostenitori del Popolo della famiglia.