il Fatto Quotidiano, 10 maggio 2026
Israele rilascia gli attivisti arrestati
La notizia è arrivata quasi inattesa sulle barche della Flotilla dirette in Turchia. Si aspettava l’udienza di oggi quando a metà giornata Adalah, l’associazione delle avvocate che difendono i palestinesi in Israele, ha reso noto che “l’agenzia di intelligence Shabak (o Shin Bet, ndr) ha informato che Saif Abukeshek e Thiago Avila saranno rilasciati”. Forse sono già usciti dal centro di detenzione di Shikma. Grandi feste a bordo e nelle ribollenti chat. “Non abbiamo ancora conferma della loro consegna al servizio immigrazione, ma credo vogliano espellerli prima possibile”, ci diceva ieri sera l’avvocata Lubna Tuma, che li ha assistiti con la collega Hadeel Abu Salih. È escluso che raggiungano la Flotilla, che ieri sera stava arrivando a Marmaris, sulla costa turca dell’Egeo. “Magari una call” diceva uno dei coordinatori. Siamo in acque turche e i droni, anche se volano bassi, non fanno più paura. “Sono amici”, si scherza. Sempre che Israele non voglia venire a provocare Erdogan.
Abukeshek e Avila erano stati sequestrati nella notte tra il 29 e il 30 aprile con circa altri 180 volontari della Flotilla, nell’inaudita e spregiudicata operazione della Marina israeliana venuta ad assaltare a ovest di Creta, in acque internazionali sotto controllo greco, 22 delle 58 barche partite da Augusta domenica 26. Gli altri erano stati rilasciati dopo maltrattamenti vari su una “nave prigione”, 34 i feriti, mentre i due membri dello Steering Committee della Flotilla erano stati deportati in Israele. Qui hanno fatto sette giorni di carcerazione durissima. “L’ultima volta li abbiamo visti giovedì – dice ancora l’avvocata Tuma –, forti nel morale ma stanchi fisicamente, al settimo giorno di sciopero della fame, dopo ore e ore di interrogatori, detenuti nelle condizioni già dette con la luce ad alta intensità giorno e notte”. Neanche con questi metodi lo Shin Bet è riuscito a formalizzare le accuse che dovevano avere a oggetto relazioni con potenze nemiche di Israele in tempo di guerra e l’affiliazione a organizzazioni terroristiche, cioè Hamas.
“Hanno gonfiato il caso per criminalizzare attivisti umanitari. La detenzione era illegale e Israele non ha giurisdizione. La mobilitazione in tutto il mondo ha messo in luce la violazione del diritto internazionale, ma anche della legge interna. Le investigazioni e gli interrogatori non hanno portato a nulla”, osserva Tuma. Abukeshek, 44enne palestinese di Nablus, è cittadino spagnolo, vive a Barcellona e sua moglie Sally Issa è stata ricevuta nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri José Manuel Albares. Senz’altro ha fatto pressioni la Spagna, che con Irlanda e Slovenia si è schierata per sospendere l’accordo Ue-Israele. Al caso è stato interessato ai massimi livelli il Vaticano e qualche passo l’avrebbe fatto. Secondo fonti governative si è mossa anche l’Italia, tanto più che Abukeshek e Avila sono stati prelevati dagli israeliani su una barca, Eros 1, battente bandiera italiana, senza che la Farnesina convocasse l’ambasciatore. Le opposizioni italiane quest’anno non si sono imbarcate, ma hanno premuto sul governo. Arturo Scotto (Pd, sulla Flotilla nel 2025) insiste per una “scorta europea” per le barche.
Israele non ne esce bene. Ha violato tutte le regole e a questo punto o sta rilasciando “terroristi”, oppure ha sottoposto a trattamenti inumani e degradanti, se non tortura, due attivisti responsabili solo di aver organizzato una missione non violenta per portare aiuti a Gaza, rompere l’assedio dal mare e riportare l’attenzione sulla Striscia palestinese. Certo, ha spaventato un po’ la flottiglia e ha superato un’altra linea rossa senza reazioni all’altezza. Anzi, per l’amministrazione Trump, il problema è sempre la Flotilla, tanto da chiedere alla Turchia, membro della Nato, di non accoglierla. Si vedrà. La navigazione da Creta non ha incontrato ostacoli. Le barche si sono ricongiunte con le cinque della delegazione greca partite da Syros, altre sono state allestite in Turchia e sono venute incontro alla spedizione. Oggi e domani l’assemblea a Marmaris deciderà se e come scendere di nuovo verso Gaza.