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 2026  maggio 10 Domenica calendario

"New Sobriety" come è cambiata la festa della Generazione Z

La generazione Z beve meno di quelle precedenti ma non è sobria, però nemmeno proibizionista – quindi la notizia non è semplice, però è interessante. La fascia di popolazione tra i 14 e i 29 anni, dagli adolescenti ai giovani adulti, ha stabilito nuove gerarchie dei consumi ricreativi. Cresciuti nell’ambiente digitale, con internet, smartphone e social non come eccitante innovazione ma come condizione di base e sfondo di interazioni sociali astratte, gli Z non bevono quasi più alcol, per loro attaccarsi alla bottiglia non è un rito di passaggio, è una possibilità tra le altre, solo una voce sul menu della serata. Negli Stati Uniti ormai questa trasformazione è misurabile, nel 2025 appena il 54 per cento degli adulti dichiarava di bere, la percentuale più bassa in quasi novant’anni, un calo netto rispetto al 67 per cento del vicinissimo 2022. Questa riduzione in realtà riguarda tutte le fasce d’età, ma sembra che tra i più giovani si accompagni anche a un diverso significato interiore e culturale del consumo di alcol. Le cause sono molte, per esempio i prezzi molto alti del vino e degli altri alcolici, i controlli sempre più rigidi soprattutto per quel che riguarda la guida ma, più dei rischi che comporta, la rivoluzione si fonda sulla perdita di funzione della bevuta serale.
I ragazzi vogliono dormire meglio, non avere la mente annebbiata e la bocca amara il mattino dopo, cercano di evitare le conseguenze fisiche tipo gonfiore, fegato intossicato, pancia da birra, e questi desideri sembrano essere diventati una priorità, in competizione con la sbornia del venerdì. È come se il benessere individuale, con tutta la sua aura vagamente ascetica, perfino eroica, avesse soppiantato l’abbandono collettivo e le ordalìe di eccessi che segnavano la soglia dell’età adulta. Ma l’esodo progressivo dagli alcolici non coincide con la riduzione delle sostanze, perché la Gen Z non elimina lo sballo, non ci pensa nemmeno, ha solo cambiato mezzi, strategia e alchimia, adesso seleziona, dosa, sostituisce.
Gli esperti osservano che gli astemi e i sobri non sono più oggetto di canzonatura, o di stigma, e che la new sobriety non deve chiedere scusa, anzi: sui social la sobrietà è una posa aspirazionale, significa allenamenti, sonno, salute mentale e ha un nome, “sober curious”, per descrivere chi rivede il proprio rapporto con l’alcol, dal libro Sober Curious (2018) di Ruby Warrington, che coniò l’espressione per descrivere chi riesamina il rapporto con l’alcol non per dipendenza, ma per scelta consapevole. Intanto i bar per astemi aprono dappertutto, e servono “mocktails”, cocktail senza alcol, composti con agrumi, erbe e spezie (tipo il Virgin Mojto) e come dice una testimonial losangelina di 26 anni su Tik Tok: «Bere fa schifo e fa ingrassare. Chi vuole diventare un disastro quando chiunque intorno a te può tirare fuori una telecamera?».
A New York, nell’East Village, esiste già dal 2022 il Hekate, “café and elixir lounge” che serve mocktail spettacolari, nel 2024 ha aperto il No More Café, è finito nella lista dei 20 migliori bar del mondo di Lonely Planet. Pure le star smettono di bere e pubblicizzano i sober drink. Tom Holland ha lanciato una birra analcolica premium nell’ottobre 2024, dopo tre anni di sobrietà iniziati con un Dry January del 2022. Bella Hadid promuove una bevanda a base di adattogeni e nootropici, Katy Perry beve spirito di agave senza alcol, Elton John lo spumante zero-alcol. C’è molto interesse per le bevande con THC e per forme leggerissime di cannabis, dove il consumo di cannabis è legale e regolato, come in molti stati americani a partire dalla California, anche fra gli adulti l’alcol ha perso il monopolio sull’alterazione degli stati di coscienza, delineando un modello chiamato “California Sober”, che non significa astinenza, soltanto redistribuzione.
Il fatto non resta confinato agli Stati Uniti, in Francia, nel 2024, i volumi di alcol puro venduti sono scesi del 5, 8 per cento, con una flessione del 6, 8 per cento per il vino. Solo il 37 per cento dei francesi dichiara di bere ogni settimana, ed è un dato sorprendente in un paese dove il vino è anche un immenso patrimonio, economico e culturale. In Italia il quadro è più contraddittorio, tra il 1973 e il 2009 il consumo di alcolici è sceso notevolmente, del 65 per cento; negli ultimi anni però si beve meno a tavola, in modo regolare e integrato nei pasti, gli italiani bevono in momenti separati, serali, sociali, legati all’uscita, al gruppo, alla situa(zione), aumenta la quota di chi concentra il consumo in episodi brevi e intensi, bevendo molto in poco tempo, potrebbe trattarsi dell’eclissi del modello mediterraneo a favore di quello nordico.
E questo, più di qualsiasi statistica, racconta come è cambiata la festa (ammesso che si tratti di una festa).