il venerdì, 8 maggio 2026
E con i ballerini in pista scesero i giudici
Nel mondo dei maestri di ballo, c’è chi racconta che negli anni Settanta le gare di rock’n’roll in Emilia finissero spesso in scazzottate: proclamato il verdetto, gli sconfitti regolarmente insorgevano contro la giuria, composta da maestri accusati di aver favorito i propri allievi. E anche se la coppa in palio valeva meno dello scalcagnatissimo impianto audio, c’erano questioni di reputazione che portavano dritte alla rissa.
Più di mezzo secolo dopo, nella Federazione italiana Danza Sportiva e Sport Musicali (la Fidesm, l’unica riconosciuta dal Coni) ai cazzotti sono subentrate le carte bollate, denunce e ricorsi che hanno più volte fatto saltare il banco, tanto che la federazione conta ben tre commissariamenti in soli trent’anni di vita. L’ultimo terremoto un paio di settimane fa: la procura di Roma ha aperto un fascicolo per frode sportiva e iscritto nel registro degli indagati la presidente Laura Lunetta, i collaboratori Piercarlo Pilani e Ottavio Cappelli, e Ferruccio Galvagno, ex presidente radiato, poi graziato, quindi riabilitato e oggi di nuovo accusato. Certi amori, dice la canzone, fanno giri immensi e poi ritornano: il giro di Galvagno, dopo la radiazione nel 2011 per la prima Danzopoli (allora l’accusa era di istruire i giudici a suon di pizzini), si era in effetti concluso da poco, visto che solo il 31 gennaio scorso era ufficialmente rientrato nel consiglio federale. Sui social grandi proteste, ma per i votanti consenso bulgaro: 302 a favore e un astenuto. Nessun contrario. Poi, per le polemiche, si è anche dimesso. Ma nel frattempo è arrivata la magistratura.«Compivano atti fraudolenti volti ad alterare i risultati delle competizioni sportive», si legge nelle carte dei pm. Scegliendo giudici compiacenti o manipolando i voti attraverso il software di registrazione. Sotto la lente gli ultimi campionati italiani assoluti di Riccione, una kermesse in 17 giornate che si è chiusa il 22 febbraio in cui hanno ballato di tutto, dalla danza del ventre al tango, laureando dozzine di campioni, uno per ogni specialità, categoria, classe. Naturalmente, mentre una coppia o un atleta vince, gli altri perdono e non hanno intenzione di prenderla sportivamente, soprattutto se fiutano l’imbroglio. I genitori degli atleti, nei tanti gruppi Facebook dedicati, adesso sputano fiamme: «Ho visto ballerine bere lacrime perché meritevoli del podio» scrive una mamma furibonda, «e sempre le stesse scuole di ballo salire sul gradino più alto. Pagate per ogni piccolo sogno che distruggete a questi ragazzi». Basta indagare un po’ e si comprende l’ira di chi, per arrivare a quel campionato, ha coperto tutte le spese. Le coppie di danze standard e latino-americane, le discipline internazionali, quelle in cui gira più denaro, fanno una vita quasi militare, ma con costi di formazione che sfiorano quelli delle università americane: una lezione privata di cha cha cha, samba, paso doble, rumba, jive (queste sono le danze latino-americane) oppure di valzer lento, slow fox trot, tango, valzer viennese e quick step (le danze standard) se fatta da un maestro qualificato, un ex campione del mondo ad esempio, può costare fino a 150 euro per 45 minuti.
Cosmetici, frac e politica
Ovviamente con una lezione non combini granché, bisogna farne tante. Ma quante? Quante ne servono per imparare, e per farsi conoscere. Per «fare politica», ti spiegano. Insomma: una lezione non basta e un maestro non basta, perché in qualunque gara ti iscrivi ‒ dal campionato regionale al blasonatissimo torneo di Blackpool, in Inghilterra ‒ in giuria troverai sempre dei maestri di ballo, gli stessi che si incontrano nelle scuole. Allora: lezioni, lezioni, lezioni. Così ti conoscono e magari ti votano. Poi per la gara serve un abito, cucito a mano in uno dei tanti atelier di questo mondo: si va da qualche centinaio di euro per i principianti alle migliaia di euro per le classi più alte, con frack sartoriali e materiali di prima qualità. «Devi brillare», ti dicono. E così sia. Aggiungiamo scarpe, cosmetici, quote di iscrizione, viaggi e il resto: la cifra diventa esorbitante, a volte proibitiva, ma osservando le auto di lusso dei maestri, ti convinci che prima o poi, per quei sacrifici, sarai ricompensato.«È sempre stato così» dicono i delusi che negli anni hanno appeso le scarpe al chiodo. In effetti anche il mitico Blackpool, il torneo d’Oltremanica che è la Mecca per i ballerini degli stili internazionali, si è prima sdoppiato e ora triplicato: nello stesso edificio ballano, a qualche settimana di distanza, le coppie di tre organizzazioni diverse, frutto di successive scissioni. Alla base, l’annoso problema: ogni maestro tende a favorire i propri allievi e gli altri non si sentono garantiti. Quindi, ognuno balla il “suo” Blackpool, e ogni organizzazione incorona il suo vincitore, creando il primato davvero unico di un palmarès di campioni quasi tutti imbattuti.
Ma torniamo all’Italia: qui il vizio sembra più strutturato, quasi organizzato. Sono collegate a Ferruccio Galvagno alcune associazioni private, come il Midas o il Cibs, che operano in ambito federale con l’obiettivo di formare atleti e tecnici. Lo fanno attraverso eventi ‒ le “Academy” ‒ in cui maestri e atleti si incontrano, stage che vengono vissuti dai tecnici come indispensabili per essere reclutati nelle giurie dei campionati, dalle coppie come necessari per “fare politica” e conquistare il podio.
Nelle casse della federazione
Già da qualche anno i vertici della Vigilanza del Coni avevano messo in guardia la federazione su quel sistema esterno verso il quale venivano dirottate le prerogative della federazione ma soprattutto le quote investite dai tecnici. Operazione opaca, si rischia di infrangere la legge. Ma il monito è rimasto inascoltato e da allora quel sistema, che era in fase embrionale, è stato consolidato.
In palio cosa c’è? La coppa è rimasta più o meno quella delle balere emiliane in cui si ballava il rock’n’roll nel secolo scorso. Per gli atleti conta la passione e per qualcuno anche il miraggio di una vita di lussi, che a volte arriva davvero, se si entra nel pantheon di quelli che possono applicare il tariffario massimo. Ma ad essere ricca è innanzitutto la federazione: nell’ultimo consuntivo disponibile online, relativo al 2023, si registra un utile di 825 mila euro su un giro d’affari di poco superiore a 7 milioni di euro. A consuntivo anche il contributo di 3,4 milioni di euro di Sport e Salute S.p.A., la società pubblica che gestisce, per conto dello Stato, i contributi agli organismi sportivi, finanziamento confermato per il 2026 per circa 2,4 milioni di euro.
Ma la vera torta sono gli atleti, gli iscritti, gli appassionati, quelli che riempiono le scuole di ballo e che riempivano i palasport delle grandi competizioni. Il passato è d’obbligo: la stessa Fidesm in apertura dei campionati italiani di Riccione annunciava quattromila atleti in gara, a fronte dei 31mila in gara nello stesso campionato nel 2007 a Bologna e degli oltre centomila iscritti che la storica Fids, da cui la Fidesm discende, dichiarava nel 2005. Oggi sul sito la sezione degli iscritti è costantemente in aggiornamento e se provi a chiamare Roma, ti dicono “richiami” e poi non rispondono più. Il silenzio è un vizio diffuso perfino tra i tecnici che hanno sbattuto la porta e ribadiscono con enfasi sui social la loro presa di distanza. Forse temono che muoia Sansone con tutti i filistei.
Un tocco di omofobia
Sui social il veleno circola copioso, aizzato da pagine e profili i cui nomi lasciano pochi dubbi, da “Danza pulita” a “Striscia la danza”. C’è anche il profilo “Balla e Tromba”, che rispolvera quella vecchia boutade di Galvagno di fare un logo per chiarire che il ballo non promuove l’omosessualità. Tra i pochi a parlare a viso aperto, la presidente, Laura Lunetta: lo fa con un video sui social, due minuti di monologo senza contraddittorio rilanciati dal Tg1. Dice che ci sono «soggetti che puntano a denigrare la Fidesm» e a «diffamare la sua immagine», promette che affronterà la vicenda «con passione» e che ha fiducia nella magistratura. È l’unica donna a capo di una federazione sportiva del Coni e siede nella giunta dell’organismo olimpico. Ma all’ultima riunione, dopo un rapido scambio a margine con il presidente Luciano Buonfiglio, ha deciso di non partecipare e di prendersi qualche giorno di riflessione.