repubblica.it, 10 maggio 2026
I ricci di mare pugliesi sono spariti
Il fermo biologico? «Come non ci fosse mai stato. Che lo prolunghino pure. Ma che facciano sul serio, stavolta». Tant’è: alla Forcatella, in questa lingua di costa a metà fra le marine di Savelletri e Torre Canne che è patria dei ricci di mare, si spinge per un nuovo stop alla raccolta. Quello scaduto martedì scorso, almeno a sentire i pescatori del posto, non sembra aver dato i frutti sperati. Certo non si aspettavano che fossero lì ad aspettarli, adagiati in lunghe distese nere com’era un tempo, pronti per essere pescati. Eppure li hanno cercati, eccome, e così anche i più scettici, pure quelli che i ricci non li trattano ormai da tanti anni. Ma com’è andata?
«Beato chi li ha trovati», ribatte sardonico Paolo Anglani, mentre sistema le reti ancora umide sul molo, sotto il sole già alto del porto di Torre Canne. Va per mare da oltre mezzo secolo, Anglani, e quelle chiazze nere che punteggiavano le acque del molo le ha viste erodere nel tempo, sino a sparire. «Non serve andare molto lontano – racconta, con una punta di malcelata nostalgia – era così anche dieci anni fa. In certe zone non potevi neppure mettere un piede in acqua che subito avvertivi gli aculei. Tant’è che per pescarli bastava una rete come questa».
Adesso la rete serve per altro. I ricci, nei fondali davanti alla Forcatella, non ci sono più. O quasi. Ci sono soltanto nei ristoranti, importati da Grecia e Croazia e venduti a due euro a pezzo, ma non in questi fondali. E quei pochi cui il fermo biologico ha permesso di crescere – tre anni di stop, imposto dalla legge regionale 6/2023 – non bastano a rimettere in moto un’economia che ha campato per decenni su di loro. Così, adesso che il giorno zero dei ricci di mare è arrivato, in Regione si pensa al dopo.
La IV Commissione consiliare si è riunita d’urgenza per decidere il da farsi: se prorogare il blocco o cambiare strategia. Alcuni dati, portati dal professor Stefano Piraino dell’Università del Salento, fanno il punto sul prima e sul poi: nel 2023 la densità dei ricci lungo le coste pugliesi era prossima alla scomparsa, appena 0,2 esemplari per metro quadrato. I rilievi del 2025 mostrano esemplari mediamente più grandi, segno che la pausa ha lasciato loro il tempo di crescere e rafforzare la capacità riproduttiva. Un dato incoraggiante, ma parziale: riguarda il solo Salento, mentre la situazione a nord di Brindisi – questa costa, questi fondali – resta un’incognita. E a bazzicare un po’ per questi moli sembra tutt’altra storia.
Rocco Cardone, dalla barca “Antonella” di Savelletri, ce l’ha con i bracconieri: «Loro non si sono mai fermati – spiega – neppure con il divieto. Tre anni a rispettare la legge mentre gli altri facevano quello che volevano. E adesso mi dicono che i fondali si stanno riprendendo. Dove?». In effetti, come conferma il generale Armando Franza della Guardia di finanza di Bari, i sequestri di prodotto pescato abusivamente lungo queste coste avvengono quotidianamente. Tre anni di divieto, e il mare è rimasto una piazza aperta. C’è chi anche per questo ha cambiato mestiere, almeno in parte. Angelo Colucci, 46 anni, figlio e nipote di pescatori subacquei, oggi fa il sub per conto di un consorzio che gestisce gli ormeggi estivi. Lo dice senza amarezza, come chi ha semplicemente fatto i conti con quello che c’era. «I ricci li ho aspettati finché ho potuto». Lungo questa striscia di costa non è il solo a essersi reinventato: chi collabora con i diving locali, chi porta i turisti a fare snorkeling, chi ha allargato il pescato ad altre specie e i ricci li ha lasciati andare senza rimpianti. O almeno questo dice. Così è anche in molte pescherie della zona, fra cui Ittimar: «I ricci? Un pezzo del nostro passato. Bisognava agire molto prima di tre anni fa. Ormai è tardi».