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 2026  maggio 10 Domenica calendario

Il ritorno di Khamenei: “Lesioni a rotula e schiena”. Ma a decidere è lui

Il carisma di suo padre, Ali Khamenei, si nutriva di simboli, anatemi, sermoni lunghi, frequenti apparizioni. Mostrarsi al popolo per sancire il comando, come quando nell’ottobre 2024 guidò la preghiera del venerdì con un fucile accanto, un atto di sfida radicato nella ritualità sciita. Erano passati pochi giorni dall’assassinio di Nasrallah, il leader dell’amato Hezbollah, per mano israeliana e quell’immagine da sola bastò a imporre il messaggio: combatteremo fino alla fine. Suo figlio, Mojtaba Khamenei, governa nell’assenza, forte di una rete di influenza costruita in trent’anni di manovre nell’ombra, patti e alleanze di cui nessuno conosce i segreti. Il suo comando si esercita nella scomparsa, come il 12esimo Imam, al Mahdi, che secondo la tradizione sciita entrò in occultazione divina, sottraendosi alla vista pubblica per scampare alla persecuzione. Ma Mojtaba Khamenei è un leader meno supremo di suo padre.
Sul suo stato di salute sono state dette molte cose, l’unica certa è che, stato ferito in maniera seria durante il bombardamento che ha ucciso suo padre, sua moglie e uno dei suoi figli all’inizio della guerra, è lucido e cosciente e «sta svolgendo un ruolo cruciale nel definire la strategia di guerra insieme ad altri funzionari iraniani», scrive la Cnn riferendo di un rapporto confidenziale della Cia. Khamenei guida, anche se non da solo. È la seconda informativa che in pochi giorni smentisce in parte o del tutto la narrazione trumpiana della guerra. Un primo resoconto dell’intelligence, pochi giorni fa, aveva certificato che l’Iran conserva circa il 70% della sua capacità missilistica, e può sopravvivere per mesi al blocco navale statunitense: una fotografia diversa dall’«annientamento» delle capacità belliche di Teheran di cui parla Trump. L’informativa su Mojtaba contraddice in parte anche il racconto che il presidente americano ha usato per giustificare l’impasse nei negoziati, ovvero che non si sappia chi comanda in Iran. È vero, ma non nel senso in cui intende il leader Usa: il potere c’è, si è fatto ancora meno visibile.
Il sistema è frammentato, ma le uccisioni di molti leader non hanno paralizzato lo stato. È cambiata l’architettura decisionale, non si è fermato il processo. E il potere non è più solo nelle mani di un leader dominante. «La nuova Guida detiene formalmente la posizione di vertice dell’autorità. Ma non è suo padre; il potere è ora distribuito tra una ristretta cerchia di figure militari, della sicurezza e politiche, i cui incarichi e responsabilità si sovrappongono sempre più», osserva l’analista Hamidreza Azizi. Il capo dei Pasdaran, Ahmed Vahidi, e un altro nugolo di generali impongono la linea sulla guerra. Mohammed Ghalibaf, lo speaker del parlamento, ex comandante della Guardie, funziona da connettore con l’ala politica e il governo civile. Il consiglio di sicurezza nazionale guidato da Mohammad Bagher Zolghadr coordina i diversi centri di potere. L’apparato di sicurezza ha l’ultima parola su una serie di decisioni che riguardano il conflitto e il negoziato, il sistema è più militarizzato e radicalizzato, meno «visibile, più collettivo nel processo decisionale e più difficile da influenzare».
Khamenei svolge una funzione essenziale: legittima le decisioni prese, magari anche altrove, garantisce continuità e consente agli alti papaveri dei pasdaran o del Parlamento di schermarsi dalle critiche. Almeno per ora. Passata la guerra, Mojtaba potrebbe decidere esercitare diversamente la sua leadership. Dopo più di due mesi di assoluto riserbo, i funzionari iraniani cominciano a parlare di lui apertamente, un modo anche per rassicurare i cittadini che si chiedono chi sia davvero a guidare il paese. Per la prima volta, tre giorni fa, il presidente Pezeshkian ha raccontato pubblicamente di aver passato più di due ore con la Guida. E ieri Mazaher Hosseini, capo del protocollo nell’ufficio di Khamenei, ha confermato che Mojtaba ha ferite alla rotula, alla parte bassa della schiena e «una piccola scheggia lo ha colpito dietro l’orecchio», ma sta guarendo e «grazie a Dio, gode di buona salute». Secondo la Cia, ha anche bruciature sulla parte destra del corpo e del viso. Ma se non appare, dice Hosseini, è per altre ragioni, per non farsi bersaglio: «Vogliono trovarlo, ma la gente dovrebbe essere paziente e non avere fretta. Vi parlerà al momento opportuno».