Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  maggio 10 Domenica calendario

Fine vita, legge a rischio. L’appello del Pd

Martedì prossimo, alla riunione dei capigruppo di palazzo Madama, il Pd chiederà di portare subito in aula il disegno di legge sul fine vita. Perché accada – perché davvero il testo possa lasciare la palude della commissione Giustizia – servono i voti del centrodestra. O almeno di una parte. Per questo i presidenti dei gruppi dem di Camera e Senato Chiara Braga e Francesco Boccia fanno appello alla maggioranza: «Non è più tempo di rinvii, il parlamento si assuma le sue responsabilità». E del resto, da settimane, di fine vita si parla con insistenza anche dentro Forza Italia, per effetto delle sollecitazioni dall’alto di Marina Berlusconi. Votare sì alla calendarizzazione, per gli azzurri, sarebbe il primo vero banco di prova per dimostrare se fanno sul serio. «Se davvero i forzisti fossero intenzionati a passare dalle parole ai fatti, avremmo risolto tutti i problemi», chiosa il presidente dei senatori dem. «È il momento della verità», aggiunge Braga.
Lo snodo è cruciale. Se la proposta di calendarizzare il provvedimento venisse bocciata, il testo rimarrebbe in commissione Giustizia. Per settimane? Mesi? Mentre la legislatura volge al termine. È sempre più concreto il rischio che cali il sipario – definitivamente – su un iter infinito di false partenze, tentativi di mediazione, ostruzionismi palesi e a volte celati. Le date: il disegno di legge a prima firma di Alfredo Bazoli è all’esame della commissione Giustizia del Senato da febbraio 2024 (il deposito risale persino al 2022). Nel mezzo sono state svolte un centinaio di audizioni, un numero monstre. A luglio 2025 un comitato ristretto, tra le varie proposte, ha adottato un testo unificato, relatori l’azzurro Pierantonio Zanettin e il meloniano Ignazio Zullo. Intanto i contenuti sono stati modificati in maniera significativa. «In peggio», spiega Boccia: «Inaccettabile prevedere un comitato etico ed escludere il Servizio sanitario nazionale: il diritto di scegliere non può essere riconosciuto solo a chi se lo può permettere economicamente». Ma il problema è a monte: quasi un anno dopo, si è ancora lì, in commissione. L’ultima mediazione è stata tentata dalla neo-capogruppo azzurra Stefania Craxi. Un altro mese è passato senza risultati. Gli ostacoli posti dalla destra a volte sono sottili, procedurali: una settimana fa la discussione è stata congelata per l’assenza dei pareri del governo.
E così il vuoto legislativo rimane dov’è, tamponato dalle delibere regionali, che rendono il suicidio assistito davvero possibile solo in alcune zone d’Italia. «Un’evidente disparità territoriale», dice Boccia. Il ritardo rispetto alla Corte Costituzionale è enorme. «Sono passati sette anni dal 2019, quando la Consulta ha stabilito in una sentenza rivoluzionaria i criteri per accedere al fine vita», ricorda Braga. Il malato dev’essere tenuto in vita da un sostegno vitale, affetto da una patologia irreversibile, afflitto da intollerabili sofferenze fisiche o psicologiche. Ma capace di prendere decisioni consapevoli. «Chi ha fatto questo percorso – aggiunge la capogruppo di Montecitorio – finora è passato da una trafila crudele di fatiche burocratiche». Boccia sottolinea un altro aspetto: «A chiedere un intervento è anche una parte del mondo cattolico che capisce, a differenza della destra, l’urgenza di riconoscere dignità a chi fa una scelta così dolorosa». Ora tocca (anche) alla maggioranza offrire risposte: «Lo Stato – conclude il presidente dei senatori dem – non si può girare dall’altra parte davanti alla sofferenza dei suoi cittadini».