corriere.it, 10 maggio 2026
Fiori, biglietti e un diamante da 14 mila euro ma l’impiegata rifiuta e lui la licenzia. Dovrà risarcirla
Le aveva organizzato anche una festa di compleanno a sorpresa in clinica, con tanto di allestimento e regalo finale. Il famoso diamante da 14mila euro. Non un gioiello qualunque, ma una collana preziosa della collezione di Tiffany. Per lei era stato un momento imbarazzante. Lui era il suo datore di lavoro, niente di più. Aveva subito messo le cose in chiaro, ma lui non si sarebbe arreso. Il costoso regalo sarebbe stato solo l’inizio di un incubo che dura da più di un anno. Lei oggi è senza lavoro, il giudice Giorgio Flaim ha condannato il medico a pagare alla dipendente oltre 50mila euro, riconoscendo il licenziamento discriminatorio e ritorsivo. La sentenza è direttamente esecutiva, ma lui non sembra intenzionato a pagare e attraverso i suoi avvocati ha già presentato un appello con richiesta di sospensiva inaudita altera parte per bloccare l’efficacia esecutiva della sentenza, il giudice, però, l’ha rigettata e ora si attende la nuova udienza.
L’uomo è pronto a dare battaglia in Tribunale, ma continuerebbe a pedinare la ragazza. Durante una delle udienze davanti al giudice del lavoro avrebbe cercato di trattenere la giovane impiegata, assistita dall’avvocata Francesca De Padova, poi avrebbe lasciato un biglietto anonimo sul parabrezza della sua auto con un cuore e la scritta: «Un pensiero per te». Evidentemente sapeva qual era la macchina. Eppure l’aveva appena cambiata. Infine i mazzi di fiori, i tentativi di videochiamata e gli appostamenti. Avrebbe anche contattato attraverso i social un’amica della dipendente affinché convincesse la ragazza a tornare a lavorare con lui.
Affiorano nuovi particolari dal procedimento della giovane trentina licenziata dalla clinica privata per la quale lavorava perché il medico, legale rappresentante della società, si era invaghito di lei. Nei prossimi giorni il gip Marco Tamburrino scioglierà la riserva sulla richiesta della difesa di revoca della misura cautelare del divieto di avvicinamento, scattato dopo l’escalation di comportamenti vessatori. Ma riavvolgiamo il nastro della storia e torniamo alla festa di compleanno. Era marzo dello scorso anno. L’uomo dopo il regalo costoso, gli inviti a cena in ristoranti stellati, che lei aveva sempre rifiutato, avrebbe iniziato a denigrare il fidanzato dell’impiegata. Poi quando la ragazza, per l’ennesima volta, ha respinto le sue avances, lui avrebbe cercato di umiliarla sul lavoro, richiamandola per un nonnulla.
È stato allora, era maggio, che la donna ha chiesto un periodo di malattia. «Aveva continui attacchi di panico», spiega l’avvocata. Ma il medico le ha contestato le assenze, ritenendole ingiustificate, e l’ha licenziata in tronco. La conclusione del rapporto di lavoro non avrebbe però messo fine alle continue attenzioni da parte dell’uomo che ha inviato fiori anche ai genitori della ragazza, alla sua avvocata, recapitando infine un grosso mazzo di rose anche a lei, al suo nuovo indirizzo di casa. Aveva cambiato l’appartamento, nel quale convive con il fidanzato, da una sola settimana. E lui, a quanto pare, lo sapeva.
La scorsa estate, secondo quanto ricostruito, la ragazza si è rivolta alla polizia ed è scattato l’ammonimento del questore. Lui si è difeso con una memoria nella quale avrebbe attaccato duramente la giovane. Esasperata, lei lo ha denunciato per diffamazione. Ma la Procura, a fronte delle continue attenzioni morbose da parte del medico, ha chiesto e ottenuto la misura del divieto di avvicinamento. Lui nega di essere innamorato. «Erano solo gesti di gratitudine», ha detto al giudice. Eppure ci sono messaggi che sembrano raccontare un’altra verità. «Il vantaggio di essere un innamorato non ricambiato è che qualsiasi cosa succeda sembra una stupidaggine», aveva scritto. Ora si attende la decisione del gip.