Corriere della Sera, 10 maggio 2026
Lunetta Savino parla della sua carriera
Legal drama che passione. Da sempre spettatrice entusiasta di serie tv crime inglesi a americane, Lunetta Savino si sta godendo la soddisfazione di indossare lei i panni di tutrice della legge. «Ho appena finito di girare la seconda stagione di Libera, la serie diretta da Gianluca Mazzella. È una bravissima giudice di grande carisma, in forza al tribunale di Trieste, che nel contempo cerca la verità sulla figlia Bianca, convinta che non sia morta di overdose. È una donna che non si arrende mai, con un senso della giustizia assoluto». Prodotta da 11 Marzo Film e Rai Fiction, andrà in onda su Raiuno in autunno.
Di recente l’attrice ha vestito in tv un’altra toga, quella da avvocata divorzista di Marina Di Marco, alla guida dello Studio Battaglia. «Molto diversa da Libera. Un po’ cinica e assolutamente scorretta, fredda e distaccata. E molto ironica. Fuori da ogni schema. Ho adorato recitarla, e ho trovato stupendo affidare a me, barese, una milanese come lei».
Ultimamente sul piccolo schermo spopolano le tutrici della legge in diversi ruoli: la sua Libera Orlando, Imma Tataranni, l’ispettrice Lolita Lobosco, la consulente Blanca Ferrando, la notaia Roberta Valente. Savino ha le idee chiare a riguardo. «Dimostra quanto la tv sia più pronta del cinema a riflettere la realtà. Queste donne, queste professioniste esistono, anche se in alcuni casi arrivano da romanzi fortunati. Tataranni, sostituto procuratore, ha autostima e carisma da vendere e non nasconde le sue manchevolezze. Lobosco non ha un compagno che duri nel tempo. La società è cambiata e anche il modo di raccontarla. Per fortuna è passato il tempo in cui da attrice ti ritrovavi a fare la moglie, la fidanzata tradita, la comprimaria».
Ma non rinnega Cettina Gargiulo, la colf pugliese di Un medico in famiglia che le regalò la popolarità a fine anni ’90, anzi. «Sono legatissima a lei. La sento come una sorella: ognuna ha preso la sua strada ma sappiamo di esserci divertite molto insieme. Resta nell’immaginario collettivo, ne vado fiera. E oggi mi godo un ruolo da protagonista come quello di Libera Orlando. Ho sempre cercato di spaziare. La mia attitudine è considerare ogni cosa un nuovo inizio, unire all’esperienza lo sguardo naïf degli inizi».
Anche al cinema, racconta Lunetta, si è presa delle soddisfazioni, grazie a Ferzan Ozpetek, con cui ha girato Mine vaganti e Diamanti. «Lui è uno che osa, anche nella scelta degli attori, ama sparigliare. Altri registi tendono ad andare più sul sicuro. Da spettatrice mi incanto di fronte a film europei come Sentimental value, L’ultimo turno, con personaggi femminili bellissimi».
Il suo background è teatrale, all’attivo molto Shakespeare e diversi classici contemporanei. «Il palcoscenico è impegnativo: servono tempo e energia. Non posso farne a meno, è il motivo per cui faccio questo lavoro. Quest’anno farò Madre Coraggio di Brecht, un personaggio fortissimo, molto contemporaneo e molto scorretto. Con la regia di Leo Muscato, un regista che amo molto, che ritrovo. Ho recitato con lui in Casa di bambola. L’altra Nora. Debutteremo in autunno».
All’orizzonte c’è anche un progetto a cui tiene molto. «Non credo di avere la vocazione alla regia, come alcuni colleghi. Più alla scrittura, mi piace mettere mano alle mie scene. Ma ora ho scritto un lavoro con un altro sceneggiatore di cui potrei curare anche la regia. Ma non da sola. L’ho detto, mi complico la vita da sola. Alla mia età (classe 1957 ndr), potrei starmene tranquilla e invece cerco sempre qualcosa di nuovo con cui misurarmi».