Corriere della Sera, 10 maggio 2026
Borse da record nonostante le guerre Quanto durerà l’incantesimo
Uno spettro si aggira per l’Europa e per il mondo. È quello di una possibile recessione economica provocata dalla crisi energetica dovuta alla guerra Usa-Iran e alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Eppure, sebbene il Fondo Monetario Internazionale non abbia escluso uno scenario di crescita negativa nel caso in cui l’aumento dei prezzi e la scarsità di energia dovesse protrarsi nei prossimi mesi, le Borse e gli investitori non sembrano preoccuparsi più di tanto.
Nelle ultime 6 settimane, nota David Pascucci, market analyst della piattaforma XTB, il Nasdaq è salito di circa il 24% mentre l’indice Nikkei della Borsa di Tokyo è più che raddoppiato in 12 mesi. In Europa le Borse da inizio anno sono stabili (vicine ai massimi) ma Piazza Affari è cresciuta di quasi il 10%, mentre a Seul il listino ha messo a segno una performance stellare addirittura dell’89%.
Perché questa indifferenza dei mercati alle notizie terribili che arrivano dal fronte della guerra e al rischio di un rallentamento dell’attività economica globale? «Diversi fattori contribuiscono a spiegare l’andamento positivo dei mercati azionari nonostante i timori di recessione. Innanzitutto l’ultima stagione delle trimestrali è stata particolarmente buona e i risultati societari hanno offerto un cuscinetto rispetto all’impatto negativo dell’aumento dei prezzi del petrolio. Negli Stati Uniti in particolare gli indici azionari sono saliti a dimostrazione del fatto che la crescita degli utili è stata sufficientemente robusta da comprimere i multipli, in particolare il rapporto prezzo/utili», spiega Jacques Hirsch, gestore azionario di Carmignac, boutique di investimento francese indipendente. Sulla molteplicità delle cause di questa apparente «esuberanza irrazionale» dei mercati concorda Francesco Sandrini, responsabile investimenti di Amundi Italy, parte del gruppo Amundi, che amministra circa 2.400 miliardi di euro di risparmio. «L’abbondanza di liquidità a livello globale, l’aspettativa che non vi saranno bruschi aumenti dei tassi di interesse da parte delle banche centrali e la scommessa di una fine imminente delle ostilità tra Iran e Stati Uniti in vista delle elezioni di medio termine negli Stati Uniti, sono tra i fattori che spingono le borse al rialzo, oltre ai risultati positivi delle trimestrali», commenta Sandrini. A giudizio del gestore esistono tuttavia anche altre motivazioni, più tecniche, o addirittura psicologiche, che spingono i listini a infrangere sempre nuovi record. «Il mercato in questo momento è trainato da una ripresa delle scommesse rialziste sui giganti tech e dell’AI fatte dai fondi hedge (speculativi) che sono in grado di muovere enormi masse di capitali a debito, grazie all’effetto di leva.
I rialzi si concentrano su pochissimi titoli, i Magnifici 7 a Wall Street – Apple, Meta, Microsoft, Amazon, Alphabet, Nvidia e Tesla – il produttore di semiconduttori Tmsc, che da solo rappresenta il 40% della Borsa di Taiwan, SK Hynix e Samsung sul listino di Seul. Su questi rialzi «selettivi» alimentati dalla potenza di fuoco dei fondi hedge, si inseriscono infine gli acquisti provenienti dalle gestioni passive (gli ETF che replicano gli indici) e gli algoritmi automatici che inviano ordini di acquisto quando il mercato sale e parametri come la «volatilità» scendono. Dietro questo afflusso di denaro c’è poi un elemento psicologico importante. «È il cosiddetto Fomo, Fear of Missing Out, la paura di rimanere tagliati fuori dalla festa, che spinge i risparmiatori a investire in Borsa per non rimanere esclusi dall’ondata dei rialzi», conclude Sandrini.
Ma che cosa potrebbe venire a turbare questo magico mondo di aspettative che si autoalimentano? «Il rendimento dei titoli di Stato Usa a 30 anni, i Treasury, è arrivato a sfiorare il 5% per i timori legati a una fiammata dell’inflazione e alla crescita del debito Usa. Storicamente fasi di rialzo rapido dei rendimenti hanno spesso anticipato correzioni, volatilità e recessioni», avverte Carlo De Luca, responsabile investimenti di Gamma Capital Markets.