Corriere della Sera, 10 maggio 2026
Cure ai bimbi? Dipende da dove si nasce
L’Accademia Nazionale dei Lincei ha recentemente pubblicato un documento sulle disuguaglianze nell’accesso alle cure pediatriche, elaborato dalle Commissioni Salute e Bioetica (https://lincei.it/it/disuguaglianze-nellaccesso-alle-cure-pediatriche). Il tema delle disuguaglianze riguarda l’intero arco della vita, ma assume un rilievo particolare in età pediatrica, soprattutto nei primi anni, perché incide direttamente sulla crescita, sullo sviluppo e sulle prospettive di benessere futuro.
La salute dei bambini non dipende solo da fattori biologici, ma è fortemente influenzata dal contesto sociale: reddito familiare, istruzione dei genitori, condizioni abitative e qualità dei servizi sanitari e socio-assistenziali. Le disuguaglianze nell’infanzia rappresentano così uno degli indicatori più sensibili delle fragilità di un Paese.
Un indicatore particolarmente significativo è la mortalità infantile. In Italia il tasso è tra i più bassi al mondo (circa 2,5 per mille nati vivi), ma questo dato medio nasconde differenze rilevanti: nel Mezzogiorno è circa il 36% più alto rispetto al Nord e, tra i bambini stranieri, supera del 75% quello dei coetanei italiani (Istat). Questi divari riflettono soprattutto condizioni sociali e organizzative e mostrano come l’universalità formale del Servizio sanitario non garantisca automaticamente equità negli esiti.
Il recente rapporto Istat sulla povertà conferma un quadro preoccupante: oltre 1,3 milioni di minori vivono in povertà assoluta. Lo svantaggio sociale si traduce in una maggiore frequenza di malattie, in esiti peggiori e in una maggiore mortalità. Anche per patologie con incidenza simile nei diversi gruppi sociali, come la fibrosi cistica, la sopravvivenza è inferiore nei soggetti provenienti da famiglie svantaggiate. La disuguaglianza sociale finisce così per agire come un vero determinante biologico di salute.
Un ulteriore fattore di iniquità è rappresentato dall’organizzazione del Servizio sanitario nazionale. Nel Mezzogiorno la carenza di servizi adeguati alimenta la migrazione sanitaria, con una mobilità extraregionale dei minori più elevata rispetto al Centro-Nord.
Si tratta spesso di una mobilità obbligata, legata a liste di attesa troppo lunghe o alla mancanza di strutture adeguate, che comporta costi economici e rilevanti conseguenze umane per le famiglie.
Le disuguaglianze emergono con particolare evidenza nei bambini più fragili e nelle situazioni di maggiore complessità clinica e sociale. Solo un quarto dei circa 35.000 pazienti pediatrici che necessitano di cure palliative pediatriche riesce ad accedervi. Analoghe criticità riguardano le malattie rare, caratterizzate da ritardi diagnostici e da profonde differenze territoriali nell’accesso ai percorsi di cura. Anche gli screening neonatali e l’accesso alle terapie innovative non sono uniformi sul territorio nazionale.
Un problema spesso trascurato riguarda i farmaci pediatrici: molti medicinali utilizzati nei bambini sono stati studiati solo negli adulti, con dosaggi adattati per estrapolazione. Questa carenza di ricerca configura una forma strutturale di disuguaglianza che limita l’accesso a cure realmente sicure ed efficaci.
A tutto ciò si aggiungono le criticità dell’assistenza territoriale: liste di attesa lunghe, carenza di neuropsichiatri infantili, insufficiente integrazione tra ospedale e territorio e una dotazione inadeguata di posti letto di terapia intensiva pediatrica, con forti squilibri territoriali.
Le disuguaglianze nelle cure pediatriche non sono un problema settoriale, ma l’espressione di criticità più ampie nella governance e nell’organizzazione del sistema sanitario. Esse mettono in discussione il principio costituzionale di uguaglianza e segnalano la difficoltà di garantire diritti fondamentali in modo uniforme.
Affrontarle richiede scelte politiche chiare e coerenti. Non bastano interventi frammentari o emergenziali: è necessario rafforzare il Servizio sanitario nazionale, ridurre i divari territoriali, investire nei servizi per l’infanzia e garantire un coordinamento più efficace tra Stato e Regioni. In assenza di queste condizioni, il rischio è una sanità sempre più differenziata, in cui il diritto alla salute finisce per dipendere dal luogo di nascita e dalle risorse familiari.
Ridurre le disuguaglianze nella salute dei bambini non è solo un obiettivo sanitario, ma una responsabilità civile e politica: significa investire nel futuro del Paese e nella qualità della sua democrazia.