Corriere della Sera, 10 maggio 2026
Il giuramento di Magyar, torna il vessillo Ue
«Voglio essere chiaro: non regnerò in Ungheria, servirò la mia patria», ha dichiarato Péter Magyar ieri, nel giorno del suo insediamento come primo ministro. Una promessa, un impegno: quello di modificare la Costituzione per introdurre dei limiti al potere esecutivo. Magyar ha incassato la fiducia del Parlamento e ha prestato giuramento segnando la fine ufficiale dei 16 anni di potere di Viktor Orbán che ieri, in controtendenza rispetto alla tradizione, non si è presentato in Aula. Magyar ha vinto con la promessa di invertire la deriva autoritaria del Paese e di riportarlo nel contesto europeo e ieri la bandiera dell’Ue è tornata a sventolare per la prima volta da 12 anni sul palazzo neogotico del Parlamento, sulle rive del Danubio, a marcare la rottura con la politica sempre più filorussa del suo predecessore. Al termine, i deputati hanno intonato l’Inno alla Gioia di Beethoven, l’inno dell’Ue, oltre a quello ungherese. Fuori la grande Piazza Kossuth era affollata e pronta a festeggiare il nuovo inizio.