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 2026  maggio 10 Domenica calendario

Elena Bonetti parla della sua malattia

Onorevole Elena Bonetti, quando il medico le ha detto: «Lei ha un tumore», qual è stata la prima cosa che ha pensato?
«Mi sono sentita intimamente fragile. E ho pianto. Il primissimo pensiero è andato ai miei figli, Chiara e Tommaso, che hanno 16 e 20 anni. Ho pensato al loro futuro e a quello con mio marito Davide. La nostra famiglia è stata colpita più volte dalla malattia».
Lei, ex ministra, perché ha scelto di rendere pubblica una battaglia così privata?
«Perché ci si può sentire sole e disorientate. E perché in questa solitudine troppe donne rimangono ingabbiate. Spero che, così, anche tante altre come me non avranno paura di parlare della propria malattia. Ho subito da pochi giorni una doppia mastectomia. Ho pensato molto alle altre come me. E da donna di governo ho imparato la priorità di dare risposte al Paese: è stato così durante la pandemia e resta il mio modo di vivere la politica. Alle altre donne vorrei dire che non siamo sole e che c’è una comunità che ci può accompagnare».
A chi si è affidata?
«Alla scienza e ai medici. Lo è anche Silvia, mia sorella e ginecologa, che è stata fondamentale».
Che effetto fa, per una donna abituata a decidere, ritrovarsi improvvisamente fragile?
«Ti fa sentire tutta intera, anche se spaurita o disorientata. E ti fa capire che quella capacità di trovare soluzioni e di essere un punto di riferimento per cui vieni apprezzata non vuol dire essere onnipotenti. Bisogna affidarsi a qualcun altro, in questo caso il medico, e dare spazio ad un’esperienza in cui ci si fa prendere per mano. La malattia insegna che le risposte ai problemi non sono mai unilaterali».
Lei è salita su un palco a Mantova, la sua città, con i drenaggi dell’operazione ancora addosso. È stato un gesto anche politico?
«Sì. Ma non da superdonna. Semplicemente c’era un impegno pubblico con Carlo Calenda e volevo rispettarlo. Ero nelle condizioni fisiche per farlo e non mi sono vergognata di raccontare in teatro che avevo subito una doppia mastectomia. Il fatto che le altre persone possano vedermi nella fragilità non toglie nulla alla mia forza».
Un tumore al seno obbliga molte donne a ridefinire il rapporto con il proprio corpo.
«È vero. Il seno non è solo una parte fondamentale della tua femminilità, per me è anche la parte del corpo con cui ho allattato i miei figli. C’è un tema: la paura di essere diverse. Ma riguarda più se stesse che lo sguardo degli altri. È fondamentale essere accompagnate anche a livello psicologico. Io ho 52 anni, una fase in cui il corpo di una donna è già in trasformazione».
La malattia cambia anche il modo di guardare il potere e le ambizioni?
«Sì, la malattia ti cambia perché ti fa fare esperienza del limite. In questo, paradossalmente, ti dà la capacità di agire e decidere in modo più intenso e profondo. Quando ti accorgi che non puoi fare neppure i gesti più comuni, questo ti ricentra e ti sottrae a quel delirio di onnipotenza che spesso il vortice della quotidianità rischia di alimentare».
In queste settimane ha testato il Servizio sanitario nazionale da paziente e non da ministra. Che esperienza è stata?
«Ho incontrato umanità e capacità straordinarie. Mi hanno colpito molto i giovani medici e gli specializzandi, che ce la mettono tutta per accompagnarti e spiegarti qualcosa che può sembrarti mostruoso. Sapevo di essere un soggetto a rischio e ho fatto una serrata prevenzione oncologica: la mia diagnosi è arrivata rapidamente e questo è stato fondamentale. Purtroppo non tutte le donne hanno questa opportunità: è il discrimine tra potersi salvare oppure no, ed è su questo che dobbiamo lavorare, informare, prevenire».
Qual è stata la cosa più bella che le è successa dentro il dolore?
«Sentirmi presa per mano e sapere che non ero sola. Ho sentito vicine tante persone: mi sono sentita protetta».
Un messaggio che l’ha colpita in questi giorni?
«Tante donne che conoscevo senza sapere le loro storie. Mi hanno scritto: “So cosa provi, perché ci sono passata”. E poi l’aiuto di Calenda, un uomo che ha accompagnato sua moglie Violante in un percorso simile al mio. Carlo ha avuto una capacità unica di comprendere e aiutarmi a non vedere solo quel muro davanti. Politica è anche scegliere chi avere accanto e, in questa esperienza, con lui al fianco mi sono sentita perfettamente al mio posto, nella mia storia».
Matteo Renzi è stato durissimo con lei quando ha lasciato Italia viva per passare ad Azione. L’ex premier l’ha chiamata?
«No. Ma mi ha scritto un messaggio che ho sinceramente apprezzato. E ne ho ricevuti tanti, molto affettuosi, da tutto l’arco parlamentare».
Come vede il suo futuro: nel 2027 si ricandiderà alle Politiche?
«Certo. Mi ricandido, convinta della qualità del progetto politico di Azione e consapevole di quanto c’è da fare da donna e per le donne del nostro Paese».