Corriere della Sera, 10 maggio 2026
Schlein al vertice progressista. Il faccia a faccia con Obama
Ci sono momenti in cui anche i leader politici si emozionano. Succede quando si trovano davanti ai loro «miti». Per Elly Schlein, quel momento arriva venerdì sera a Toronto, in un corridoio del Fairmont Royal York, l’albergo dove si svolge la due giorni del Global progress action summit. È lì che si trova faccia a faccia con Barack Obama. Prima volta in assoluto, di persona. Lei che nel 2008 – aveva 23 anni – era partita per gli Stati Uniti a fare la volontaria per la campagna di quel senatore dell’Illinois che prometteva di cambiare il mondo. Poi di nuovo nel 2012. «Ho iniziato l’impegno politico proprio con Obama», spiega. Adesso lei è la leader di un grande partito europeo, e lui le dice che crede nei giovani leader.
Giacca blu, camicia bianca senza cravatta, colletto sbottonato, Obama; camicia scura con le ruches, Schlein. La leader dem non nasconde l’emozione. Parla dell’incontro con Obama con quella cadenza veloce che prende quando è entusiasta di qualcosa: la stretta di mano, le parole sull’importanza dei giovani leader, il racconto della sua esperienza da volontaria nelle campagne americane. Obama ascolta, sorride, incoraggia la segretaria del Pd. Insomma, fa quello che sa fare meglio: far sentire il proprio interlocutore a suo agio e al centro del mondo.
Ma la giornata canadese di Schlein non si esaurisce con l’incontro con l’ex presidente americano. C’è anche Mark Carney, il premier canadese padrone di casa, già protagonista della controffensiva dell’«altro» Occidente, quello che si oppone a Trump. La settimana scorsa, in Armenia, Carney aveva detto senza troppi giri di parole che l’ordine internazionale «sarà ricostruito a partire dall’Europa». Schlein lo ringrazia esplicitamente («Grazie per le tue parole») come se volesse trasformare quelle affermazioni in un impegno politico condiviso, non solo in una dichiarazione di buona volontà.
Quando ieri sale sul palco per l’ultimo panel, quello che precede la chiusura di Carney, la leader pd annuncia sicura: «Questa volta dall’Europa portiamo buone notizie, Orbán ha perso, non governa più. E io penso che come lui perderanno e cadranno Trump e Meloni». Poi spiega: «Qualcuno sta cercando di smantellare il diritto internazionale per sostituirlo con la legge del più forte e del più ricco. È una preoccupazione condivisa, è importante essere qui a condividerla con tante altre personalità e forze politiche progressiste e democratiche di tutto il mondo».
È un’agenda fitta, quella di Schlein, in una città che in questi due giorni è diventata – almeno per qualche ora – la capitale informale del progressismo mondiale. La segretaria pd ha una serie di incontri bilaterali. In mattinata con Lars Klingbeil, vicecancelliere tedesco nonché presidente della Spd. Ha poi modo di incontrare Pete Buttgieg, ex segretario ai Trasporti di Biden.
A migliaia di chilometri di distanza, intanto, viene ricordata una profonda ferita della democrazia del nostro Paese. Il 9 maggio 1978 il corpo di Aldo Moro veniva ritrovato in via Caetani a Roma, un giorno che cambiò la storia della Repubblica. Schlein vuole esserci anche da lontano, con una nota in cui sottolinea che «la memoria non è mai neutra né rituale, ma una scelta civile e politica: stare dalla parte delle istituzioni, rifiutare ogni forma di violenza e di eversione». Un messaggio doppio, che parla al passato ma guarda dritto al presente.