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 2026  maggio 10 Domenica calendario

Biennale: Fazzolari contro Buttafuoco, che invita il Papa

La Russia ha chiuso le sue porte. Da ieri, quando alla 61esima Biennale d’Arte di Venezia i cancelli si sono finalmente aperti per il pubblico pagante, il padiglione verde acqua del 1914 non è più accessibile. Ma l’onda lunga dei quattro giorni di apertura durante la vernice è peggio di un’acqua alta fuori stagione. Se l’altroieri l’ospite finale è stato il vicepremier Matteo Salvini, al quale la commissaria Anastasia Karneeva, gongolando, ha confessato di apprezzare «la pubblicità data dalle polemiche», ieri è arrivata la stoccata di chi non ha decisamente gradito la calata in Laguna del ministro.
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giambattista Fazzolari ha infatti definito «raffazzonata» l’apertura del padiglione russo, una scelta che è stata «un pastrocchio», «uno degli esempi più evidenti della gratuita visibilità concessa al regime putiniano». E ha avuto una discreta manforte dal segretario di Azione Carlo Calenda, che intervenendo dal palco della Festa dell’Europa a Milano ha puntato il dito proprio contro la visita di Salvini: «Noi Italia siamo il ventre molle dell’Europa – ha detto —. Lo siamo quando abbiamo un ignobile vicepresidente che si presenta al padiglione della Russia, quando abbiamo una presidente del Consiglio che non ha il coraggio di dire che va cacciata la mattina dopo una persona che fa così. La Meloni è irritata? Chi se ne frega. Quando ci sono valori di fondo si risponde nello stesso modo. E ai tremila ragazzi che sono andati a contestare Israele – che penso stia commettendo uno scempio —, dico che potevano allargarsi tre metri più in là e andare a contestare il padiglione russo».
Contestazioni, a dire il vero, che puntualmente si sono verificate. Dopo le Pussy Riot e i pro Pal dei giorni scorsi, ieri i radicali di +Europa e l’associazione Europa Now hanno manifestato dentro e fuori i Giardini in occasione della Festa dell’Europa «contro l’arte finanziata dalla guerra». Prima tappa alle 10 a San Marco sotto Palazzo Ducale: vestite di nero e con slogan anti Putin stampati sulle t-shirt, alcune ragazze ucraine hanno srotolato un lungo telo rosso, a simboleggiare il sangue delle vittime della guerra. A fianco, le bandiere dell’Europa portate anche a Kiev e Odessa dai Radicali insieme a quella dell’Ucraina. Un’ora dopo, ai Giardini, il suono lugubre delle sirene che anticipano i bombardamenti russi in Ucraina, fatte risuonare all’esterno del padiglione della Russia: un flash mob che ha ottenuto lo sperato effetto destabilizzante. «Il futuro di pace e democrazia passa dal sostegno alla resistenza ucraina – ha detto il segretario di +Europa Riccardo Magi —. Abbiamo fatto ascoltare ai visitatori il suono che ogni giorno gli ucraini sentono, quello degli allarmi bomba, per riportarci alla realtà che non è quella raccontata da Salvini e nemmeno quella di un presunto dialogo cui fa riferimento Pietrangelo Buttafuoco. Nel padiglione c’è arte di regime perché l’arte libera viene perseguitata in Russia». Fedele al motto mutuato qualche giorno fa dal capo dello Stato – «Libertà e audacia» – il presidente Buttafuoco non arretra. E in attesa che da Ca’ Giustinian parta la lettera di risposta alla richiesta di chiarimenti dell’Europa sulla violazione delle sanzioni (il termine scade domani) inaugurando il padiglione della Santa Sede ha invitato papa Leone alla Biennale: «Con i colleghi ci permettiamo di chiedere a Sua Santità di volgere lo sguardo a questa nostra fatica, di venire e pronunciare una parola. Quella che io che non sono laico, chiamo benedizione. Una benedizione possa accompagnare il lavoro, la fantasia e lo spirito critico. Nella necessità di dire pace. Nel nome del Misericorde». Chissà se Leone XIV farà come papa Francesco, che due anni fa scelse il carcere della Giudecca per visitare, primo pontefice nella storia, la Biennale d’Arte.
Nel frattempo, la Biennale fa i conti. E sono ben positivi. Merito, verrebbe maliziosamente da pensare, di un’eco mediatica senza precedenti, che ieri ha portato circa 10 mila persone a bussare alle porte di Giardini e Arsenale (registrando un +10% rispetto all’apertura di 2 anni fa) e un balzo sorprendente della stampa straniera accreditata, aumentata del 70% rispetto al 2024. Esulta la Lega: «L’arte silenzia le polemiche e avvicina popoli e culture».