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 2026  maggio 09 Sabato calendario

Una ferrovia attraverso l’Asia Centrale. Così Teheran aggira il blocco

Xi’an è l’antica capitale dell’impero, nonché punto di partenza della vecchia Via della Seta. Da qui si snoda una rete ferroviaria che, dal cuore della Cina, arriva fino a Teheran. Ed è proprio su questi binari che Pechino e l’Iran stanno in parte aggirando il blocco navale degli Stati Uniti e il caos dello Stretto di Hormuz. Secondo Bloomberg, da quando Washington ha messo «sotto embargo» i porti e le cruciali via marittime iraniane, il numero di treni merci tra Xi’an e Teheran è passato da circa uno alla settimana a uno ogni tre o quattro giorni. Con l’aumento dei viaggi, sono cresciuti del 40% anche i costi dei trasporti sulla tratta ferroviaria, che attraversa Kazakistan e Turkmenistan. I media statali di Teheran hanno esaltato la linea ferroviaria come «una soluzione fondamentale per mantenere il commercio bilaterale fuori dalla portata dell’egemonia statunitense».
A bordo dei treni ci sono soprattutto merci cinesi, ma per l’Iran sta diventando un’arteria cruciale. I container diretti nella Repubblica Islamica trasportano forniture vitali di grano, oltre a beni industriali e di consumo, tra cui componenti auto ed elettronica. La Cina aumenta l’influenza su un partner sempre più dipendente nei suoi confronti, ma la via di fuga non aggira gli ostacoli al trasporto di petrolio iraniano, di cui Pechino acquista circa il 90%.
Il collegamento su binario compensa solo in parte il blocco di Hormuz: ogni treno trasporta circa 50 container, mentre una nave a lungo raggio può trasportarne migliaia
. Ma è in fase di programmazione un ulteriore aumento dei treni a partire da giugno, all’interno di una strategia più ampia che include il prolungamento fino al confine iraniano di un’altra linea ferroviaria che dalla Cina raggiunge Afghanistan e Uzbekistan. Teheran ha previsto investimenti miliardari anche per una rotta verso la Russia.
La guerra ha d’altronde insegnato che i collegamenti terrestri sono più sicuri dei “punti di strozzatura” marittimi. Proprio grazie alla profondità delle sue forniture via terra, sin qui la Cina è riuscita a ridurre l’impatto choc energetico causato dalla crisi in Medio Oriente. Da anni, Xi Jinping insiste su magniloquenti e capillari progetti ferroviari, in grado di irrobustire il commercio su rotaia su tutto l’asse eurasiatico. Tra i vari progetti spicca la China-Europe Railway Express, che collega Cina ed Europa passando per Asia centrale e Russia. Dagli attacchi del 2023 degli Houthi sul Mar Rosso, il suo utilizzo è aumentato. Nel primo trimestre di quest’anno un’ulteriore accelerazione: i treni merci tra Cina ed Europa hanno effettuato 5460 viaggi, il 29% in più rispetto ai primi tre mesi del 2025, con una crescita del 22% dei carichi. Nei container c’è di tutto, dall’elettronica ai componenti automobilistici, fino ai pacchi e pacchetti dell’e-commerce.
Ma non tutto è in armonia. Il ministero degli Esteri di Pechino ha confermato che una petroliera di proprietà cinese è stata attaccata vicino allo Stretto di Hormuz. È la prima volta che accade dall’inizio del conflitto: l’imbarcazione ha preso fuoco, ma non ci sarebbero vittime. I Pasdaran hanno fin qui concesso un trattamento di riguardo alle navi della Cina, chiedendo peraltro il pagamento di pedaggi in stablecoin o proprio in yuan. Stavolta, la petroliera è stata colpita nonostante fosse contrassegnata con la scritta “proprietario ed equipaggio cinesi”. L’attacco è avvenuto lunedì, due giorni prima della visita del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi a Pechino, la prima dall’inizio del conflitto. Dietro le parole ufficiali di sostegno, è probabile che la Cina abbia chiesto conto dell’incidente.