repubblica.it, 9 maggio 2026
Ritrovate 200 anfore di ceramica ligure sul relitto di un mercantile ’500
La nave è pressoché intatta, a duemilacinquecento metri di profondità. E proprio questo ha evitato che il relitto di un mercantile del Cinquecento partito probabilmente dai porti di Genova e Savona con un carico di centinaia di anfore finisse vittima di saccheggio o si compromettesse definitivamente. Adagiata sul fondale sabbioso al largo della costa francese, fra Tolone e Saint Tropez, la nave è stata scoperta da una spedizione di ricercatori e studiosi nel corso di una ricognizione dei fondali a giugno dello scorso anno e indicata come “Camarat 4”. Da allora è iniziata un’attività di monitoraggio e di ricerca che sta cominciando a dare i suoi frutti grazie proprio alle condizioni del mercantile e alla sua posizione, un caso pressoché unico per lo studio delle rotte commerciali dell’epoca. Al suo interno sono stati trovati, oltre a circa duecento anfore decorate, alcune con il monogramma IHS (simbolo che rappresenta il nome di Gesù Cristo, spesso raffigurato all’interno di un sole raggiante), anche piatti, bare metalliche. sei cannoni e un’ancora. Tutto come allora, come se il tempo si fosse fermato.
Le operazioni di ricerca e indagine proseguono e sono condotte nell’ambito della missione “Calliope 26.1”, coordinata dalla Marina nazionale francese insieme al Cephismer e al Drassm, organismo del Ministero della Cultura francese specializzato in archeologia subacquea, con l’impiego di un veicolo sottomarino a controllo remoto, capace di operare fino a 4.000 metri di profondità e dotato di sistemi di ripresa ad alta definizione e bracci robotici. Gli studiosi si stanno anche concentrando sulla realizzazione di un modello digitale in 3D.
Le immagini raccolte durante la campagna di studio dai ricercatori hanno permesso di documentare la struttura della nave e il suo carico, composto in particolare da ceramiche provenienti dalla Liguria, terra di grande tradizione nella realizzazione e nel commercio di questi manufatti imbarcati nei porti di Genova e di Savona. La profondità del relitto e l’assenza di saccheggi amplificano il valore scientifico della missione e si stanno rivelando preziosi per la ricerca sui traffici del Mediterraneo, che avevano già allora i poti liguri al centro di una fitta rete di relazioni commerciali. Una parte delle anfore di ceramica è stata recuperata e già sottoposta ad analisi di laboratorio, mentre l’area in cui si trova il relitto sarà preservato sul fondale, secondo le norme internazionali di tutela del patrimonio subacqueo.