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 2026  maggio 09 Sabato calendario

Il caso del falso giornale filorusso: redazione fatta con l’IA

C’è un giornale online che si presenta come una testata indipendente di geopolitica, analisi internazionale e informazione alternativa. Pubblica decine di articoli alla settimana, rilancia interviste esclusive, ospita commenti sulla guerra in Ucraina, sull’Europa, sulla Nato, sulla Russia. Ha una redazione apparentemente strutturata, firme riconoscibili, profili social attivi. Ma non esiste.
Quel giornale è in realtà un gigantesco artificio digitale: identità inventate, volti creati con l’intelligenza artificiale, contenuti generati automaticamente e una rete di propaganda filorussa costruita attorno a un sito registrato appena pochi mesi fa.
La denuncia iniziale parte da Debunk.org, organizzazione internazionale che si occupa di disinformazione e analisi delle campagne propagandistiche online. È un loro dossier a ricostruire la rete del sito “The Global Observer”, poi approfondita anche da Repubblica. Il dominio è stato registrato il 3 dicembre 2025. Sul portale non compare alcuna registrazione come testata giornalistica presso un tribunale italiano. Eppure il sito si presenta come «quotidiano indipendente di informazione geopolitica», sostiene di avere venti collaboratori esperti, cinquanta articoli settimanali e una lunga storia editoriale iniziata addirittura nel 2017.
Nulla, o quasi, però è reale. Esiste una sola giornalista che ha creato tutto, tra profili immaginari e notizie verosimili, vere interviste e giornalisti falsi. La presunta redazione del giornale è composta da avatar generati artificialmente. Le fotografie dei collaboratori sono immagini create con software di IA, stock photo recuperate online oppure fotografie riconducibili a persone ignare. In mezzo a quei volti compare una sola persona reale: Monica Valendino, originaria di Udine, figura centrale dell’intera operazione.
Dopo le domande di Repubblica, Valendino ha ammesso che quella redazione non esiste. Ha spiegato che dietro il sito c’era soltanto lei. Ha però difeso il lavoro del Global Observer sostenendo che si trattasse di contributi e materiali che arrivavano «da tutto il mondo». Quale mondo, però, non lo ha mai chiarito. Nel frattempo il sito è sparito. Oscurato, cancellato, rimosso dalla rete insieme ai profili collegati. Ma tutto il materiale è stato archiviato: centinaia di articoli, immagini, video, account social, interviste, profili falsi. Un archivio enorme che oggi non è soltanto nelle mani dei giornalisti che hanno seguito la vicenda ma anche degli apparati di intelligence che stanno cercando di capire cosa ci fosse realmente dietro quella struttura digitale e se si trattasse soltanto dell’iniziativa di una singola persona oppure di qualcosa di più organizzato.
Ed è questo il punto vero della storia. Non la parte quasi caricaturale della vicenda – Monica che si presenta online come Francesco Valendino, direttore editoriale inesistente di un giornale inesistente – ma il contenuto di quella macchina. Perché il sito produceva in maniera sistematica materiale perfettamente allineato alla propaganda filorussa circolata in questi anni sul web occidentale. L’Ucraina veniva descritta come un «santuario del neonazismo globale». L’Europa come un continente trascinato al suicidio economico dal sostegno a Kiev. La Nato come il vero soggetto responsabile dell’escalation militare. Tornavano continuamente riferimenti ai presunti biolaboratori segreti in Ucraina, ai complotti occidentali, alla necessità di un riavvicinamento strategico con Mosca.
Il sito pubblicava una quantità impressionante di materiale. Il solo “Francesco Valendino” ha firmato 273 articoli in poco più di due mesi: quasi quattro pezzi al giorno, tutti dedicati a geopolitica internazionale, guerra in Ucraina, Stati Uniti, Russia e Unione europea. Secondo il dossier di Debunk, molti di quei contenuti risultano generati con l’intelligenza artificiale. Gli analisti hanno sottoposto alcuni testi a software di rilevazione automatica ottenendo risultati compatibili con contenuti prodotti da IA. Ma dentro quella struttura non c’erano soltanto articoli automatici. C’erano anche rapporti reali con il mondo politico e mediatico italiano.
Nel dossier vengono citate tre interviste: una all’ex presidente Rai Marcello Foa, una al direttore di Analisi Difesa Gianandrea Gaiani e una all’ex deputato Stefano Fassina. Ed è proprio Fassina ad aver confermato che quell’intervista era reale. Ha raccontato di aver parlato al telefono con un uomo che si era presentato come Francesco Valendino. Quell’uomo, in realtà, era Monica Valendino.
Anche i social network del sito raccontano molto della natura dell’operazione. Gli account Facebook, Instagram, Telegram e X – creati tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 – seguivano soprattutto profili filorussi, esponenti politici contrari al sostegno militare all’Ucraina e figure dell’universo anti-atlantista italiano. L’account X principale utilizzava l’handle “WilliamRoc25698”, richiamo diretto a uno dei falsi membri della redazione. Perfino gli indirizzi utilizzati dal sito risultano falsi. Sulle pagine di contatto e nei dati di registrazione compaiono diversi numeri civici nella stessa strada di Udine. Alcuni, però,semplicemente non esistono.
Resta allora la domanda che oggi interessa anche chi sta analizzando professionalmente il caso: Monica Valendino ha davvero costruito da sola una centrale digitale capace di produrre centinaia di contenuti propagandistici, identità artificiali, reti social coordinate e interviste credibili? Oppure “The Global Observer” era soltanto la faccia visibile di qualcosa di più grande?Perché questa storia racconta un salto di qualità. Non più la vecchia fake news artigianale, non più il sito cospirazionista improvvisato.Ma una testata completamente sintetica, costruita con strumenti di intelligenza artificiale, identità inventate e propaganda confezionata in modo professionale. Un giornale che sembrava reale. E che per mesi è riuscito a comportarsi come se lo fosse davvero.