Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  maggio 09 Sabato calendario

Fabio Concato racconta della sua malattia e del ritorno sul palco

Quatto quatto, col suo stile elegante, discreto, verrebbe da dire timido se non fosse che in troppi lo considerano una critica, Fabio Concato è tornato. E anzi qui si apra il dibattito lessicale. “Tornato” è un eufemismo. “Risorto” potrebbe essere meglio, ma lo rifiuta il diretto interessato: “Da certe cose non si guarisce mai, le si tiene sotto controllo come sto facendo”. Ma nei mesi scorsi abbiamo rischiato di perdere una delle persone più deliziose che il mondo della musica italiana conti: in estate il 72enne cantautore milanese si è trovato con un tumore che aveva fatto temere per la sua vita, non solo per la sua carriera che invece riprenderà dopodomani al Nazionale di Milano e il 24 maggio all’Auditorium Parco della musica di Roma, “poi però l’estate mi blocco, non mi spremo tipo limone come ho fatto in passato, e di concerti se ne riparla a ottobre”.
Intanto è magnifico riparlare a lei, Concato. La sua malattia aveva fatto temere il peggio a tanti.
“Non voglio fare il bullo che non sono, ma a me no. Avevo colto alcuni piccoli segnali, cose che non tornavano, e mi sono fatto controllare in tempo. Per cui c’è stata tanta fatica, quella sì, ma sapevo che sarebbe finita bene. Semmai, ecco, temevo di uscirne mezzo stortignaccolo, o di dover ricominciare a parlare. Invece non so cosa succederà in futuro, per intanto guido, mangio, dormo, leggo, cammino, rifletto, ricordo. E canto, ho dovuto fare qualche prova per essere sicuro, ma sono quello di prima”.
Del canto parleremo fra poco. Ci racconti della malattia, compatibilmente con la privacy.
“Posso dire che in certe situazioni curarsi diventa un secondo lavoro se non il primo. E che l’immunoterapia è fantastica perché non distrugge cellule indiscriminatamente, ma mirandole. E poi, beh viva la sanità pubblica e di base. Lo sapevo già dal tempo del Covid, ma adesso ancora di più. Un servizio competente, attento alla persona. Confesso qualche minimo privilegio per il mio nome, ma nei limiti del decente intendiamoci. E mi permetterà di ringraziare i tre medici che mi hanno seguito: per l’Istituto Tumori il chirurgo Piergiorgio Solli e l’oncologo Marco Platania e per l’Istituto Besta la chirurga Cecilia Casali. Sono diventati degli amici, solo che invece di venirmi a trovare oro, vado io, dato che i controlli sono frequenti. Ma è una tassa che pago con piacere”.
Veniamo alla musica. È stato complicato, o semplice, o normalissimo, decidere di tornare in attività?
“Diciamo che è venuto naturale, in fondo. Ma ci è voluto del tempo: fino a un mese fa non sapevo che avrei voluto ricominciare. Mi sono preso quello che serviva, tutto il tempo necessario per valutare tutte le ipotesi, e c’è stata anche quella di smettere, mi sembrava che non mi appartenesse più quel genere di cose. Invece passo dopo passo, giorno dopo giorno, sono arrivato all’idea di proseguire. Certo, qualcosa cambierà: ho parlato col mio management e farò molte date in meno. Finito il Covid c’era stato un boom, ero arrivato a 8-9 al mese, adesso ci limiteremo un po’”.
Per intanto eccola ricominciare, e proprio nella sua Milano.
“Una piccola magia: proprio nella città a cui debbo tutto e che non ho mai abbandonato. Anche questo mi ha dato il desiderio di ricominciare”.
Perdoni la domanda vagamente cinica: non teme che qualche spettatore verrà per vedere l’animale allo zoo? Insomma, il caso umano.
“L’ho messo in conto. Ma credo che molti di più saranno quelli che verranno per vedere sinceramente come sto: con gran parte del mio pubblico il rapporto è di amicizia, le mie canzoni lo hanno accompagnato per tutta la vita”.
Pubblico a parte, come se lo immagina il concerto di dopodomani?
“Di sicuro non come quello che per ora è l’ultimo, e che neppure mi ricordo, so solo che erano 11 mesi fa. Ci sarà tensione, ma quella giusta, soprattutto al primo passo su quel palco. Ma credo che tutto sarà anche un pochino più piacevole del solito. Voglio verificare se sono tornato il Fabio Concato di prima”.
 
Lei che ne dice?
“Ho fatto diverse prove in questi giorni, anche con la mia band, e dirò di sì. Mi metterò alla prova buttando giù una scaletta anche più lunga del normale e proverò ad arrivarci in fondo. Se non ci riuscirò credo che verrò perdonato”.
Si dice che le malattie a volte insegnino qualcosa. Lei cosa ha imparato?
”Che c’è molta più gente nel mondo della musica che mi stima e mi vuole bene di quanto pensassi. Non ci avevo mai fatto troppo caso, o forse pochi esprimevano questo sentimento. Invece quando ero a letto e accendevo il telefono, ribolliva di messaggini affettuosi. Rispondere non è stato per nulla facile, vista la malattia, ma ne ho fatto un punto d’onore”.
Senza togliere niente a nessun altro, c’è stato qualcuno che le ha fatto piacere leggere più di altri?
“Sì, Eros Ramazzotti. Con cui non ho nulla a spartire come tipo di musica, ma che ricordo come una persona piacevole quando ci incontrammo a una trasmissione tv. Prima che mi ammalassi lo avevo incontrato davanti all’asilo che frequentano mia nipote e sua figlia e ci eravamo rapidamente abbracciati. Ora questi messaggi costanti e sorprendenti per cui lo ringrazio anche pubblicamente. Ma l’affetto di tutti è stato semplicemente fondamentale”.