la Repubblica, 9 maggio 2026
L’ambasciatore francese torna in Algeria dopo un anno
Segnali di disgelo tra Francia e Algeria, dopo mesi di incidenti diplomatici e sgarbi a ripetizione, Emmanuel Macron tenta di ricucire annunciando il ritorno dell’ambasciatore francese Stéphane Romatet, richiamato a Parigi nell’aprile 2025 e rimasto assente dalla capitale algerina per oltre un anno. Un gesto accompagnato da parole calibrate dall’Eliseo, che parla della volontà di inaugurare una nuova fase e di «ripristinare un dialogo efficace» con le autorità algerine.Il rientro di Romatet coincide con una visita dal forte valore simbolico.
La sottosegretaria alla Difesa Alice Rufo si è recata a Sétif, nell’est dell’Algeria, per partecipare alle commemorazioni della repressione francese dell’8 maggio 1945, quando le manifestazioni indipendentiste furono represse con violenza dall’esercito coloniale. Secondo Algeri, i morti furono 45 mila. Le stime francesi oscillano invece tra 1.500 e 20mila vittime. Rufo ha partecipato alla cerimonia accanto al suo omologo algerino Abdelmalek Tachrift e allo stesso ambasciatore Romatet.
La viceministra ha deposto una corona in omaggio a Bouzid Saâl, il giovane militante ucciso l’8 maggio 1945 mentre brandiva una bandiera algerina durante una manifestazione. «Bisogna guardare la Storia per ciò che è stata, nella sua verità, nel rispetto di tutte le memorie», ha detto Rufo, riconoscendo che proprio mentre la Francia celebrava la vittoria contro il nazismo, in Algeria si consumava una delle pagine più oscure della sua storia coloniale. La crisi bilaterale si è aggravata dal 2024, dopo il riconoscimento da parte francese della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale, dossier su cui l’Algeria sostiene invece il Fronte Polisario. A quella decisione erano seguite ritorsioni diplomatiche, tensioni sui visti e sui funzionari consolari, poi il caso dello scrittore franco-algerino Boualem Sansal, arrestato in Algeria, condannato e infine graziato nel novembre 2025. L’Eliseo spera ora che il presidente Abdelmadjid Tebboune risponda con un altro gesto di distensione, la liberazione di Christophe Gleizes, il giornalista sportivo francese arrestato ventiquattro mesi fa in Cabilia. Sarebbe il primo test concreto della nuova fase evocata da Parigi.
Qualche giorno fa Macron era insorto contro i «matti» che vogliono «litigare con l’Algeria», con cui la Francia è legata da una lunga e tormentata Storia ma anche da una imponente comunità di immigrati con francesi ormai di seconda e terza generazione. Il viaggio di Rufo e il ritorno dell’ambasciatore devono mostrare che la Francia è pronta ad affrontare il passato coloniale senza rinunciare alla ricerca di un’intesa politica con Algeri.
Il dossier algerino resta infiammabile anche sul fronte interno francese, dove destra ed estrema destra accusano Macron di eccessiva indulgenza verso il regime di Algeri. La crisi è diventata uno dei terreni di scontro in vista della presidenziale. Bruno Retailleau, leader dei Républicains ed ex ministro dell’Interno, ha incarnato negli ultimi mesi la linea dura, moltiplicando gli avvertimenti contro Algeri, accusata di non cooperare abbastanza sul rimpatrio dei cittadini algerini colpiti da obbligo di lasciare il territorio francese. Da ministro Retailleau aveva spinto per rimettere in discussione l’accordo franco-algerino del 1968, che regola le condizioni di soggiorno e lavoro degli algerini in Francia, trovando un’intesa con l’estrema destra. Nell’ottobre scorso l’Assemblea nazionale ha persino approvato una risoluzione presentata dal Rassemblement National che chiedeva di denunciarlo, con il sostegno di una parte della destra repubblicana.