la Repubblica, 9 maggio 2026
Ucraina, ok a tre giorni di tregua
Ci si preparava alla tempesta, e invece ecco la tregua. Tra Russia e Ucraina è scattato a mezzanotte il primo vero cessate il fuoco dall’inizio di questa guerra terribile scatenata dall’invasione russa del 24 febbraio 2022. Durerà «almeno» tre giorni, ma è una piccola enorme svolta quella annunciata ieri sera dal presidente americano Donald Trump, e confermata dal presidente Zelensky e dal Cremlino.
«Sono lieto di dire che verrà proclamato un cessate il fuoco di tre giorni nella guerra tra Russia e Ucraina (9, 10 e 11 maggio). Questa giornata – scrive Trump sui social mentre ancora si teme l’escalation per una selva di minacce reciproche – è una festività in Russia che commemora il Giorno della Vittoria, ma anche in Ucraina, poiché anche l’Ucraina ha svolto un ruolo significativo nella Seconda Guerra Mondiale».
Non pone limiti. La tregua prevederebbe cessazione delle ostilità e scambio di mille prigionieri. La conferma di Zelensky, poco dopo e per decreto, sembra però limitarne la portata, almeno ufficialmente: «Per finalità umanitarie delineate nei negoziati con la parte americana decido di autorizzare lo svolgimento di una parata a Mosca il 9 maggio 2026. Per tutta la durata della parata (dalle ore 10 di Kiev), la Piazza Rossa sarà esclusa dal piano di utilizzo di armi ucraine». L’ok del Cremlino alla «tregua di tre giorni» arriva invece dal consigliere presidenziale, Yuri Ushakov.
Ma sui social anche Zelensky usa una formula più ampia e meno limitante: «In questi giorni – scrive – ci sono stati molti appelli sulla Parata a Mosca in relazione alle nostre armi a lungo raggio. La simmetria nelle nostre azioni è nota. La Piazza Rossa per noi è meno importante della vita dei prigionieri. Per questo nell’ambito del negoziato mediato dagli americani abbiamo ricevuto il consenso russo allo scambio e al cessate il fuoco il 9, 10 e 11 maggio». E ringrazia Trump per «l’efficace coinvolgimento diplomatico: ci aspettiamo che gli Stati Uniti assicurino il rispetto dell’accordo da parte russa».
In 50 mesi di massacri non c’è mai stato nulla del genere. Qualche tregua umanitaria a marzo 2022 era servita per evacuare civili. Per il Natale 2023 il cessate il fuoco proclamato dai russi fu bocciato dagli ucraini e finì tra bombardamenti e attacchi. Le tregue pasquali implorate da religiosi e Onu, dal Vaticano e dalla Cina, ma mai confermate da russi e ucraini, finirono nel solito sangue. Non funzionò neppure la moratoria sugli attacchi energetici.
Ora Trump spera che questo cessate il fuoco «segni l’inizio della fine» della guerra. Una svolta vera, non una tregua dopo la tempesta di questi giorni coi droni ucraini che colpiscono a sei chilometri dal Cremlino e i nuovi missili Flamingo che devastano industrie belliche russe a mille chilometri dal fronte. Con i russi che violano la tregua anticipata e unilaterale di Kiev; con Lavrov che minaccia «un massiccio attacco missilistico» nel centro della capitale ucraina se oserà colpire durante la parata; con Mosca che suggerisce ai diplomatici stranieri di lasciare Kiev per evitare l’eventuale ritorsione. E con Zelensky che replica consigliando agli ospiti del Cremlino di non andare alla Parata.
Restano gli effetti dell’ansia della vigilia: per la prima volta da anni non ci sarà la tradizionale sfilata di carri armati e blindati, di missili e lanciamissili davanti agli alti dignitari russi e ai leader ospiti. Quest’anno «la leadership russa non ha spedito inviti» ma «siamo lieti di accogliere quei leader che desiderano venire», dice Ushakov annunciando l’arrivo dei presidenti di Kazakhstan e Uzbekistan, Saranno tra i pochissimi presenti. Prima del 2014, sugli spalti sedevano anche i leader Nato. Un altro mondo, visto dalla desolazione progressiva di questa guerra.