Corriere della Sera, 9 maggio 2026
Intervista a Marisa Laurito
«Nei programmi di cucina non ride mai nessuno, ci sono chef – i cuochi non esistono più – che si atteggiano con una serietà che trovo imbarazzante». In fondo lo spirito di Marisa Laurito è sempre quello della «cugina zitella» di Arbore ai tempi di Quelli della notte. Dritta e diretta, ironica e tracimante. Da oggi torna in tv con L’assaggiastorie (su La7, alle 11), il nuovo programma che conduce con Andrea Mainardi: un viaggio originale alla scoperta delle grandi eccellenze italiane, tra territori, tradizioni e cultura del gusto. Un itinerario settimanale che attraversa l’Italia da Nord a Sud, esplorando un prodotto simbolo del nostro Paese.
In cosa siete diversi dagli altri?
Ride: «Noi siamo divertenti, siamo un’accoppiata molto allegra e divertita. E poi a me piace molto raccontare sia la storia dei prodotti, di come sono nati, ma anche le famiglie, gli imprenditori che ci sono dietro: da una parte prodotti che sono eccellenze pazzesche, dall’altra storie di piccola impresa veramente speciali».
Molti programmi di cucina si prendono sul serio?
«Troppi puntano sulla competizione, sulle pause teatrali, che pare che stia accadendo il finimondo. Io credo che invece la cucina sia una cosa allegra, goduriosa».
E il «suo» Andrea Mainardi?
«Andrea è molto simpatico, alla mano, ama la cucina tradizionale, ma come ogni chef deve trovare un tocco di originalità per distinguersi dagli altri. Ma lui lo fa sempre con leggerezza».
Come cuoca che voto si dà?
«Da 1 a 10 mi do 20».
Esagerata.
«Sa perché? Per la velocità. Io sono capace di organizzare una cena per 24 persone nel giro di quattro ore».
Il suo forte?
«Il mio cavallo di battaglia è la pasta, perché la pasta non si batte, è l’invenzione degli dei. So fare tremila tipi di sugo».
La sua carriera inizia con il teatro ed esplode in tv con Arbore.
«Avevamo pensato a tremila personaggi ma non ce ne piaceva nessuno. Poi il giorno prima di andare in onda a Renzo venne l’idea di quelle donne di casa, un po’ bercianti, che parlano di tutto, abituate a sopravvivere in famiglie piene di uomini che vogliono comandare. Un classico italiano, per me facile da replicare perché le conoscevo benissimo».
Che periodo fu?
«Mi vengono in mente solamente tante risate: andavamo a dormire la sera ridendo e come cretini cominciavamo a ridere appena svegli».
Arbore?
«Con Renzo abbiamo un rapporto essenzialmente di gioco, basta che ci guardiamo e ci viene da ridere».
Il pazzo del gruppo?
«Eravamo già tutti pazzi allora. Diciamo che Andy Luotto si distingue: mi manda via WhatsApp le foto di tutti i suoi tatuaggi, che a me fanno schifo. È diventato un supermercato umano, ora fa il cuoco e si è tatuato ogni tipo di cibo sul corpo. Ha addirittura un piatto di spaghetti sul pube: appena si sbottona i pantaloni esce il fumo; poi scende un po’ più in giù e ci sono gli spaghetti».
Lei ha fatto anche «Fantastico» con Celentano.
«Un artista allo stato puro. Avrei voluto avere un millimetro della sua sicurezza: non crede mai di sbagliare. Tutto quello che fa è perfetto, e se non viene bene, lui dice che il pubblico non ha capito».
Non è presunzione?
«Non so come definirla. Ma non è presunzione, è un artista che ha la certezza di ideare sempre cose belle».
Lei non è così?
«Vorrei, ma purtroppo io ho mille dubbi. E infatti non mi chiamo Celentano».
Le manca quel successo e quel tipo di televisione molto popolare.
«Mi manca perché è la televisione che amo di più, dietro c’erano idee e vero spettacolo. Mica come i reality. Oggi faccio solo la televisione che mi diverte, come L’assaggiastorie».
Ha appena compiuto 75 anni.
Ride. «È una bellissima età, la consiglio a tutti. Prima di tutto perché arrivarci so’ ca... E poi perché è meglio arrivarci che morire prima».
La vecchiaia?
«Non mi spaventa, anzi mi piace molto questa fase, mi dà ancora più coraggio e strafottenza».
Il bello di questa età?
«Cominci a fregartene di tutto: è meraviglioso ed è una cosa che non può certo accadere a 40 anni».
Prima si teneva le cose dentro?
«No. Non me le tenevo, ma mi rovinavo. Adesso invece non me le tengo e non mi rovino, quindi è un bel passo avanti».