Corriere della Sera, 9 maggio 2026
Poggi, la rabbia della famiglia: «Noi intercettati, una vergogna»
«È vergognoso, non pensavamo che si potesse arrivare a tanto. Ormai si è perso il lume della ragione». Ieri mattina, al telefono con i loro avvocati, si sono lasciati andare a un duro sfogo. Rabbia e amarezza nelle parole dei genitori di Chiara Poggi. Dopo la lettura dei giornali hanno capito quello che nel corso della giornata è emerso chiaramente dalle «carte» dell’inchiesta di Pavia: Giuseppe Poggi, Rita Preda e il figlio Marco sono stati a lungo intercettati. Passate al setaccio conversazioni in famiglia, interviste e commenti con vari giornalisti. Nell’informativa dei carabinieri non vengono taciuti neppure gli apprezzamenti su alcuni ufficiali dell’Arma e persino indiscrezioni sulla vita privata di consulenti e avvocati. «Quanto questo possa avere attinenza con l’accertamento della verità su chi ha ucciso Chiara resta un mistero», commentano i loro legali.
Da qui la dura nota degli avvocati Gianluigi Tizzoni e Francesco Compagna. «Prendiamo atto che la Procura di Pavia abbia ritenuto di sottoporre a intercettazioni i familiari della vittima – scrivono —, la cui incredibile colpa sembra essere stata quella di aver partecipato attivamente a un processo conclusosi con la condanna irrevocabile di Stasi e di non credere in alcun modo al coinvolgimento di Sempio». Sottolineano poi «l’impropria diffusione degli esiti di tale sorprendente attività captativa in spregio a tutte le norme penali di riferimento».
Quindi l’attacco diretto ai carabinieri che hanno condotto la nuova inchiesta su Sempio. «Per rispetto istituzionale abbiamo sempre evitato di esternare le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività di indagine compiute dai Carabinieri di Milano Moscova siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti giornalistici, concentrando la nostra attenzione sui dati oggettivi… anche a fronte delle continue aggressioni che si susseguono da un anno nei loro confronti e della loro amarezza per quanto sta avvenendo, Giuseppe, Rita e Marco intendono continuare a mantenere un atteggiamento rispettoso, evitando qualsiasi esternazione sul tema, nella convinzione che gli accertamenti processuali debbano avvenire nelle sedi preposte».
Con il Corriere l’avvocato Francesco Compagna è ancora più esplicito. «Che intercettino Marco ci può stare, ma perché anche i genitori?» si chiede. «Dall’inizio avevamo elementi che ci facevano ritenere che questa indagine fosse partita con un obiettivo ben preciso – aggiunge —, ma non pensavamo che ci si spingesse fino al punto di attaccare frontalmente la famiglia della vittima solo perché ha una posizione contraria rispetto all’ipotesi investigativa. Evidentemente nessuno riesce a perdonare loro il fatto che conoscano gli atti e non si lascino suggestionare dalle uscite mediatiche ad orologeria». Nell’informativa neanche i carabinieri si mostrano teneri con la famiglia Poggi che viene velatamente accusata di una contiguità con i legali del nuovo indagato Sempio.
Dalle intercettazioni – scrivono i militari – «emerge chiaramente come vi sia certamente una commistione tra le versioni della famiglia Poggi e quelle indotte dal fronte Sempio», rappresentato anche dall’avvocata Angela Taccia. E parlano, senza giri di parole, di «situazione di anomalia nell’intreccio tra indagato e famiglia Poggi». Quindi ci sono le già note considerazioni su Marco Poggi, accusato di avere modificato le sue deposizioni e di tenere un atteggiamento definito «ostile». «È sorprendente – commenta Compagna —. La posizione di Marco viene definita ostile per il solo fatto di aver raccontato che i suoi amici spesso scendevano in cantina, senza poter sapere che questa verità molto semplice avrebbe finito per demolire sul nascere l’indizio della famosa impronta 33».
In sostanza, secondo il legale, con le sue parole il fratello della vittima avrebbe reso credibile la tesi di chi invece ritiene che quell’impronta Sempio possa averla lasciata mentre frequentava la casa e non dopo aver ucciso Chiara.