Corriere della Sera, 9 maggio 2026
Biennale, scontri tra polizia e pro Pal. Salvini visita il padiglione russo.
Scontri e padiglioni contestati. Polemiche e «mattoncini» per fare pace. Nella Biennale di Venezia che oggi apre finalmente al pubblico, nel deserto di presenze istituzionali a inaugurare il Padiglione Italia voluto e finanziato dal Ministero della Cultura, ieri è arrivato il ministro dei Trasporti e vicepremier Matteo Salvini. Proprio nel giorno in cui uno sciopero contro la presenza di Israele alla Biennale ha portato alla chiusura di sedici padiglioni e al corteo di circa duemila attivisti pro Pal, non sono mancati momenti di tensione con qualche leggero ferito tra i manifestanti. C’è stata anche una carica di alleggerimento della polizia contro chi voleva sfondare il cordone delle forze dell’ordine per arrivare all’Arsenale. Ovvero lì dove quest’anno ha trovato posto il padiglione di Israele, rappresentato dall’artista Belu-Simion Fainaru. «Picchiare i poliziotti alla Biennale non porta nulla alla causa della Palestina», dirà poi Salvini.
Ma la sua partita il leghista l’ha giocata tutta per differenza. Assente Alessandro Giuli, presente lui. La visita lampo al padiglione Venezia, poi Usa, Padiglione Centrale, Italia, Cina, Israele. E naturalmente Russia, dove ad attenderlo sull’uscio c’era Anastasia Karneeva, la commissaria del padiglione figlia di un ex funzionario del Kgb. «Vado dove mi invitano e non vado dove non m’invitano», ha detto il ministro cavalcando di buon passo tra un Padiglione e l’altro, lasciando intendere che forse dall’Ucraina nessuno l’abbia chiamato. E quando al padiglione la commissaria gli chiede se voglia ascoltare qualcosa di «molto russo» non esita: «Certo». È così che si ritrova di fronte al Coro Toloka che gli intona canti siberiani: «Scandaloso? – dirà poi —. Io non esco scandalizzato, anzi adoro i canti e le tradizioni popolari in tutte le parti del mondo». E quasi, dice, gli ricordano gli Alpini e il raduno contestato di Genova.
«Spero con la mia presenza qui di chiudere le polemiche sulla Russia alla Biennale – auspica appena arrivato —. Polemiche che non dovrebbero coinvolgere una realtà straordinaria come la Biennale». Giuli non c’è? «Non mi farete mai polemizzare con un collega ministro, ognuno fa quello che ritiene – sospira ancora, mentre uscivano notizie sullo scontro tra i due ministri nella chat del governo – Verrà il 20 maggio? Ci sarò anche io, ma per la campagna elettorale». Venuto per ribadire il suo sostegno a Buttafuoco, il vicepremier va giù dritto contro l’Europa: «Trovo volgare da parte dell’Europa dire “se non fai quello che ti dico ti tolgo i soldi”. Sono come i bambini che perdono sul campo da calcio e vanno via col pallone. Poi possiamo fare a meno dei loro due milioni, ma come simbolo è brutto, perché ripeto sono tanti Paesi con culture diverse, con tanti conflitti in corso e quindi da un’istituzione che rappresenta tutti e quindi anche me mi aspetto più apertura mentale». Perché, è la sua conclusione: «chiunque deve fare il possibile per porre fine a un conflitto che va avanti da quattro anni, ben distinguendo fra chi ha aggredito e chi è stato aggredito, fra chi ha attaccato e chi si è difeso, che sono le basi. Però spero di non andare avanti per altri quattro anni con sanzioni, boicottaggi, polemiche, perché non ne guadagna nessuno».