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 2026  maggio 09 Sabato calendario

Il Pd frena sulla nuova legge elettorale

Elly Schlein parte per il Canada dove incontra per la prima volta il «mito» dei suoi anni giovanili, l’ex presidente degli Stati uniti Barack Obama. Ma a Toronto la segretaria del Pd ha avuto modo di parlare anche con altri ospiti del Global progress action summit, come il vicecancelliere tedesco Lars Klingbeil e la leader del Partito socialdemocratico svedese Magdalena Andersson.
Mentre Schlein «studia» da premier e per questo motivo si impegna a rafforzare la rete dei suoi rapporti internazionali, a Roma, il suo partito si accinge ad affrontare la prossima partita con la maggioranza. Quella sulla legge elettorale. Il confronto (o, piuttosto, bisognerebbe dire lo scontro?) entrerà nel vivo solo ai primi di giugno, quando finiranno le audizioni che preparano il terreno alla riforma dell’attuale sistema. Ma il Pd, come ama ripetere spesso Schlein, vuole farsi comunque «trovare pronto».
Per questa ragione i dem hanno già cominciato a lavorare sulla legge elettorale. L’obiettivo – «tanto più che la maggioranza appare divisa su questo tema», spiega uno dei parlamentari che sta istruendo la pratica – è quello di arrivare all’appuntamento con un fronte delle opposizioni (Azione di Carlo Calenda esclusa) compatto. L’idea è di presentare degli emendamenti comuni di tutto il centrosinistra. E in casa del Pd ci stanno già lavorando.
I dem sono convinti che alla fine Giorgia Meloni, stretta tra Matteo Salvini e Antonio Tajani, non farà troppe concessioni all’opposizione. «La presidente del Consiglio vuole andare avanti a tutti i costi sulla riforma», dicono al gruppo dem del Senato. E aggiungono: «Bisogna vedere se la destra vorrà votarsi questa riforma da sola».
Già, perché dopo un iniziale interessamento rispetto a quelle modifiche della legge elettorale, adesso al Nazareno sembrerebbero frenare. Secondo i dati a disposizione del Pd, infatti, con l’attuale sistema il centrosinistra alla Camera avrebbe una maggioranza solida, mentre al Senato sarebbe più di misura (108- 110), ma comunque sempre maggioranza sarebbe. Con il nuovo sistema, senza i collegi uninominali invece si potrebbe rischiare il pareggio. Prima di partire per Toronto, comunque, Schlein ha dato la linea ai suoi: «Intanto stiamo fermi e vediamo se si chiariscono tra di loro. La nostra priorità deve essere quella di tenere unita la coalizione». La leader del Pd spera di giungere al confronto sulla legge elettorale di giugno da una posizione di forza, sulla scia delle elezioni amministrative, dove conta di «riprendersi» Venezia, grazie al candidato pd Andrea Martella.
Nel frattempo nel partito le acque parrebbero essersi calmate. Dopo quella di Marianna Madia, non sembrerebbero esserci nuove uscite all’orizzonte, almeno nell’immediato. Anche se un certo disagio dei riformisti resta. Personalità come Graziano Delrio mordono il freno ma non escono. Almeno fin quando non vedranno «distrutto il profilo di governo del partito». E proprio Delrio ha organizzato una grande convention con Prodi per sabato 16 maggio. E spiega la sua iniziativa con poche, efficaci parole: «Ci vuole spirito di squadra, non bisogna che qualcuno si senta estraneo perché così le squadre si indeboliscono. È il momento di ragionare su obiettivi seri, perché tutti sappiano che una volta che una coalizione si candida a governare deve essere poi in grado di farlo».