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 2026  maggio 09 Sabato calendario

Tracollo dei laburisti, trionfa Farage

Il trionfo della destra populista di Nigel Farage e la disfatta storica dei laburisti è il risultato emerso dalle elezioni amministrative svoltesi in Gran Bretagna giovedì: un test locale ma di grande rilevanza a livello nazionale.
Reform, il partito di Farage, ha guadagnato oltre 1.200 seggi, mentre il Labour ne ha persi ben oltre il migliaio. Gli altri vincitori della giornata sono i Verdi, nella loro nuova veste di formazione eco-populista di sinistra, che hanno conquistato circa 300 seggi, mentre gli altri sconfitti sono i conservatori, che hanno lasciato sul terreno circa 500 seggi. Non male i liberaldemocratici, che sono andati avanti di un centinaio di seggi.
Sulla base di questi dati, la Bbc ha fornito una proiezione a livello nazionale che vede i faragisti in testa col 26% dei voti, seguiti dai Verdi al 18%, poi laburisti e conservatori appaiati al 17% e infine i lib-dem al 16%.
«Stiamo assistendo in diretta alla morte del sistema bipartitico», ha commentato un sondaggista. Se si votasse oggi, nessun partito avrebbe la maggioranza in Parlamento, anche se Farage avrebbe buone chance di diventare primo ministro, magari alleandosi con i conservatori.
Reform ha mietuto grandi successi nelle zone del Nord dell’Inghilterra, tradizionale feudo laburista, ma a fare le spese della loro avanzata sono stati anche i conservatori in aree del Sud come l’Essex.
I Verdi sono andati bene nelle città universitarie, come Oxford ed Exeter, ma soprattutto a Londra hanno inflitto gravi perdite ai laburisti e conquistato i primi sindaci di amministrazioni periferiche. Dalla capitale arriva una delle poche buone notizie per i conservatori, che hanno ripreso l’iconico consiglio di Westminster dal Labour.
Farage ha salutato il «cambiamento storico nella politica britannica», mentre l’ex ministra conservatrice Suella Braverman, passata nelle file di Reform, ha commentato che «c’è una altissima probabilità che Nigel diventi primo ministro».
Invece dalle file della sinistra laburista è partito un allarme esistenziale: «In pericolo non c’è solo il governo, ma il partito stesso». Il Labour appare infatti stritolato da una tenaglia che gli fa perdere voti a destra, a vantaggio di Farage, così come sinistra a favore di Verdi e liberaldemocratici (che hanno ottenuto buoni risultati nelle aree benestanti del Sud).
La pressione su Starmer è fortissima, ma il premier ha annunciato che «non me ne vado, non getto il Paese nel caos»: e in serata i principali ministri hanno fatto quadrato attorno a lui, mentre i potenziali sfidanti tacevano.
Altri risultati di rilievo sono arrivati dal voto per il rinnovo dei Parlamenti regionali in Scozia e Galles. A Edimburgo hanno rivinto i nazionalisti, pur non ottenendo la maggioranza assoluta, ma è in Galles che i laburisti hanno perso un predominio che durava da più di un secolo, a vantaggio dei nazionalisti locali (che pure però non hanno la maggioranza) e di Reform, secondo partito. Addirittura la premier gallese (laburista) non è stata neppure rieletta.
È significativo che da oggi tutte e tre le nazioni non inglesi (in Irlanda del Nord è al potere il Sinn Fein, il partito repubblicano erede dell’Ira) sono governate da formazioni politiche il cui obiettivo ultimo è lo smembramento del Regno Unito.