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 2026  maggio 09 Sabato calendario

L’effetto Hormuz minaccia il risotto alla milanese

Se lo Stretto di Hormuz è il rubinetto del greggio mondiale, per l’industria alimentare italiana rappresenta il collo di bottiglia che tiene col fiato sospeso il mercato dello zafferano. Una spezia millenaria il cui prezzo può oscillare dai 6-7 mila euro al chilo fino a 40-50 mila euro per le varietà più pregiate. Il risotto alla milanese rischia, dunque, di diventare un piatto per pochi? Legittimo pensarlo visto che per ottenere un chilo di zafferano servono circa 150 mila fiori di Crocus sativus, da cui vengono estratti gli stimmi rossi.
«L’Iran controlla circa il 90% della produzione mondiale
. Senza i carichi che partono da Teheran, il comparto della trasformazione alimentare europea potrebbe subire un contraccolpo significativo», spiega Luca Mocarelli, professore di Storia economica all’Università Bicocca di Milano. «La crisi in atto è il risultato di uno stallo geopolitico e logistico che ha reso “l’oro rosso” ancora più raro. Le tensioni nello Stretto di Hormuz rallentano il transito delle merci, mentre i voli cancellati complicano export e distribuzione, con ritardi e rincari. Un eventuale aggravarsi del conflitto potrebbe provocare uno shock immediato su prezzi e forniture globali. La produzione di zafferano non si improvvisa né può essere industrializzata».
C’è poi la questione del blackout digitale imposto dal regime che, di fatto, «ha spezzato le relazioni tra intermediari e clienti, e la catena della tracciabilità», continua Mocarelli. «Senza rete, le aziende non possono emettere i certificati fitosanitari o i codici di origine necessari a superare le dogane dell’Unione Europea, rendendo i lotti “inesistenti” per i mercati ufficiali. Risultato: saltano contratti, spedizioni e pagamenti». Sullo sfondo, Teheran ha trasformato lo zafferano in un bene rifugio contro la svalutazione del rial: «Accumulare la spezia, che mantiene valore nel tempo, è ora una forma di tutela economica. Ma c’è anche un fattore simbolico: pur valendo “solo” 300-400 milioni di euro l’anno – quanto l’Iran incassa dal petrolio in poche ore – lo zafferano resta un asset identitario per il Paese».
In questo scenario l’Italia resta dipendente dall’estero: a fronte di un fabbisogno annuo di circa 23 tonnellate, la produzione nazionale si ferma a 600 chili. «Le scorte reggono, ma se il conflitto continuerà molte forniture potrebbero saltare».
Il rischio è duplice: scarsità di prodotto e abbassamento della qualità, «con l’arrivo sul mercato di succedanei a basso costo. Così il vero zafferano potrebbe diventare un superlusso per l’alta ristorazione, mentre la grande distribuzione farebbe i conti con una maggiore opacità sull’origine del prodotto. E a pagare sarebbero le famiglie».