Corriere della Sera, 9 maggio 2026
Il Papa a Napoli: «Basta guerre». E cita Pino Daniele
«Esattamente un anno fa, quando mi è stato affidato il ministero di successore di Pietro, era proprio la giornata della supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei. Dovevo dunque venire qui, a porre il mio servizio sotto la protezione della Vergine santa». Prima di raggiungere Napoli, Leone XIV ha celebrato ieri mattina il primo anniversario del pontificato con un pellegrinaggio al Santuario che Bartolo Longo, il fondatore che proprio Prevost ha proclamato santo a ottobre, volle come un monumento alla «pace universale». Sulla facciata della basilica, sotto la statua della Madonna, è incisa a lettere maiuscole la parola «Pax» e nell’omelia della messa il Papa ha fatto notare come due intenzioni del Rosario restino in particolare «di pressante attualità»: la famiglia e la pace, «messa a repentaglio dalle tensioni internazionali e da un’economia che preferisce il commercio delle armi al rispetto della vita umana».
Giornata grigia di sole incerto, la cittadina è colma di gente divisa tra i pellegrini diretti al santuario e i turisti in visita agli Scavi. Appena arrivato, il Pontefice saluta i ventimila fedeli che colmano la piazza, «buongiorno a tutti, buongiorno Pompei!», ma prima della celebrazione si invita dagli altoparlanti a «non innalzare cartelli e sventolare bandiere», è un momento di preghiera. Prevost ricorda l’anno del Rosario indetto da Wojtyla nel 2002: «I tempi da allora non sono migliorati. Le guerre che ancora si combattono in tante regioni del mondo chiedono un rinnovato impegno non solo economico e politico, ma anche spirituale e religioso». Al momento della supplica, i libretti in mano, tutti quanti leggono assieme al Papa la preghiera perché Maria «tocchi i cuori, plachi i rancori e gli odi fratricidi, e illumini quanti hanno responsabilità di governo».
Leone XIV richiama l’incontro che Giovanni Paolo II convocò ad Assisi nell’86 con i leader di tutte le religioni «invitando tutti a pregare per la pace», e scandisce: «In diverse occasioni, anche recenti, sia Papa Francesco che io abbiamo chiesto ai fedeli di tutto il mondo di pregare per questa intenzione. Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono».
Quando Leone arriva a Napoli, comincia la festa. Ad attendere il Papa, in centro, ci sono cinquantamila persone. L’omaggio a San Gennaro, nel Duomo, il bacio all’ampolla con il sangue già liquefatto, e poi l’incontro con la gente in piazza del Plebiscito. I cori, la musica e Leone XIV che saluta la città «dai mille colori», come nel primo verso di Napule è di Pino Daniele. Anche qui, tuttavia, si parla di armi e violenza. Lo stesso Prevost applaude, quando il cardinale Domenico Battaglia chiede «pace e giustizia contro la camorra». Anche il Papa parla del «drammatico paradosso» di questa città di «antica bellezza» segnata da «una geografia di diseguaglianza e povertà», dove l’«azione pervasiva della criminalità» si aggiunge a «disoccupazione» e «dispersione scolastica», fino a scandire: «La presenza e l’azione dello Stato è più che mai necessaria, per dare sicurezza e fiducia ai cittadini e togliere spazio alla malavita organizzata». Invita a «lavorare in rete», tra «istituzioni, Chiesa e società civile», per «restituire a Napoli la sua chiamata ad essere capitale di umanità e di speranza». E conclude: «Napoli ha bisogno di questo sussulto, di questa dirompente energia del bene, del coraggio evangelico che ci rende capaci di rinnovare ogni cosa».