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 2026  maggio 08 Venerdì calendario

Peter Cameron parla della scrittura e dei film tratti dai suoi libri

Buio, neve e una coppia: Peter Cameron, qual è stata la prima idea per Cose che succedono la notte (edito in Italia, come tutti i suoi libri, da Adelphi), da cui Scorsese sta traendo il nuovo film?
Viaggiavo lungo il fiume Hudson, nevicava e il treno era quasi vuoto. Ho avuto la visione di una coppia che attraversava un paesaggio invernale e ho iniziato a pensare a dove stesse andando.
Perché scrive?
Sono uno scrittore molto egoista, scrivo per il mio benessere e la mia salute mentale. Occasionalmente produco libri che taluni vogliono leggere: mi sorprende, che qualcosa di così personale attragga, immagino sia il mistero dell’arte.
Di cosa ha paura?
Dello stato del mondo oggi, è spaventoso. Ma ciò che mi preoccupa di più è non scrivere: quando smetto è terribile, so che probabilmente ricomincerò a un certo punto, ma temo che una di queste pause… duri più a lungo. Sarà la mia fine.
Trump la inquieta?
Non è surreale che sia il presidente degli Stati Uniti e che il 36% della popolazione ancora lo sostenga? Io non riesco a crederci.
Meglio andare al cinema: come ha reagito alla notizia di Scorsese?
Inizialmente doveva solo produrre, poi ha deciso di volerlo anche dirigere. Ma…
Ma?
Ho avuto esperienze di miei libri adattati in film e ho imparato che questa trasformazione ha ben poco a che fare con me. Oggettivamente, è entusiasmante che cineasti così famosi siano coinvolti, ma non mi sento legato.
Scorsese le piace però?
Be’, è buffo. Non sono un suo grande fan, adoro L’età dell’innocenza, tratto da Edith Wharton, e New York New York. E questi non sono affatto i tipici film di Scorsese.
Gli interpreti, Leonardo DiCaprio e Jennifer Lawrence, li salva?
Penso che DiCaprio sia un attore intelligente ed emotivo, avverto sempre la sua presenza: dev’esserci personalità. Di Lawrence non ho visto granché, ma ne ammiro la schiettezza sentimentale.
I suoi libri sono spesso trasposti al cinema: The Weekend, Quella sera dorata diretto da Ivory, Un giorno questo dolore ti sarà utile di Faenza. Come se lo spiega?
Scrivo in modo cinematografico: uso molto i dialoghi, sono consapevole di come una scena si leghi alla successiva, e presto grande attenzione al mondo fisico, all’aspetto delle cose. Possiamo vederle. Ma c’è una sostanziale differenza tra letteratura e cinema: la prima è un’esperienza collaborativa, il lettore ricrea il libro a modo suo; il cinema, laddove costumi e scenografie, attori e recitazione sono stabiliti, lascia ben poco spazio allo spettatore.
Un giorno questo dolore ti sarà utile le è garbato?
Faenza ha preso quel libro e ne ha fatto una sua versione: non c’è motivo per cui dovrebbe piacermi.
C’è un’altra enorme differenza tra cinema e letteratura: il budget e, di conseguenza, la libertà.
Per scrivere un romanzo non hai bisogno di 10 milioni di dollari. Puoi far piovere quando vuoi. Hai il controllo su tutto. Il regista può avere una visione, ma dipende da così tante persone… Non dirigerei mai un film.
Quasi 50 anni di carriera: se guarda a ritroso?
Se ripenso ai primi lavori, mi chiedo: come facevo a saperlo già? Non ritengo che il mio lavoro sia più intelligente ora di quanto non lo fosse quando ero un giovane scrittore perché proviene in gran parte dal mio subconscio. La vita cosciente si evolve facendo esperienze, quella subconscia è innata: la mia scrittura viene da lì.
Perché leggere?
Quando leggiamo, scopriamo di non essere soli: altri hanno provato le stesse cose, affrontato le stesse sfide, fallito nello stesso modo. Assumiamo un po’ di sicurezza, non siamo così persi come a volte ci sembra.
In Italia è assai letto.
Vendo più libri da voi che negli Stati Uniti e tutti gli altri Paesi messi insieme: è un miracolo
. In Italia, rimango sorpreso da quante famiglie ci siano ai festival letterari: mi rallegra che l’amore per i libri si tramandi di generazione in generazione.
Come contraccambia?
Il declino dell’alfabetizzazione negli Usa comporta che sempre meno libri vengano tradotti, e non leggo in italiano. Mi piace Elena Ferrante, assai intelligente. Poi, Elsa Morante e Natalia Ginzburg. Ho apprezzato alcuni testi di Aldo Busi. E Sciascia.