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 2026  maggio 08 Venerdì calendario

I volontari del servizio civile rifiutano di sfilare il 2 giugno

Una mano sul fianco, l’altra che si muove come un pendolo: un-due, un-due. Le gambe a tempo: un-due, un-due. Anche i volontari del servizio civile, durante la parata del 2 giugno ai Fori Imperiali, sono chiamati a marciare. “Eppure non siamo militari”, lamenta Francesco Colaianni, tra i rappresentanti nazionali dei volontari. E così per la prima volta quest’anno si rifiutano di farlo: “È un assoggettamento alle forze armate, non rappresentano i nostri valori”.
Vorrebbero soltanto sfilare passeggiando, come fanno altri nella stessa occasione, per esempio i sindaci. I rappresentanti del servizio civile lo hanno scritto direttamente al presidente Mattarella e ai ministri Crosetto e Abodi, in una lunga lettera nella quale hanno spiegato le proprie ragioni. Hanno deciso di spezzare ormai una consuetudine che si ripete da anni. Ma perché proprio in questa edizione, dunque? “L’idea ci è venuta già lo scorso anno ma non siamo riusciti a completare l’iter per la proposta – spiega Colaianni – Allora erano già in corso le guerre in Ucraina e a Gaza, ora si è aggiunta quella in Iran”.
Incidono dunque i conflitti in corso. Ma non solo: è anche una questione di principio. La rappresentanza nazionale nel suo appello alle istituzioni si rifà infatti ai valori che portarono alla costituzione del servizio civile, nel 1972: nacque per garantire il diritto all’obiezione di coscienza, quindi di rifiutare la leva obbligatoria e di impegnarsi in altre attività. E quindi la marcia ai volontari sembra un paradosso.
“Riteniamo opportuno – scrivono nella lettera – che anche nelle occasioni celebrative più rilevanti possa trovare piena espressione una modalità di partecipazione coerente con la nostra identità civile e che differisca da quella delle forze armate. In questo modo la celebrazione del 2 giugno sarebbe sempre più rappresentativa delle pluralità delle forme attraverso cui si realizza l’impegno per il bene comune, sia militare sia civile”.
Tra l’altro, i volontari che riescono a partecipare dopo essersi candidati – una ventina in totale – non solo devono marciare durante la parata (e quindi anche nelle diverse prove che la precedono), ma “affrontano anche una preparazione specifica di una decina di giorni”, spiega il rappresentante, per imparare a farlo. “Un addestramento alla marcia e un inquadramento di tipo marziale”, viene definito nella lettera. E questo, fa notare, “non è coerente con la natura e la storia del servizio civile”.
I rappresentanti, oltre all’invio della lettera, hanno interloquito con il dipartimento per il Servizio civile e il “capo dipartimento è stato molto disponibile”, aggiunge Colaianni. Ma il parere decisivo per la marcia indietro – è il caso di dire – “dovrebbe essere quello del ministero della Difesa”. Ci sarebbe, in realtà, anche un’altra richiesta: portare i volontari del servizio civile in testa al corteo, o almeno una “collocazione che ne valorizzi il significato. Rappresenterebbe un segnale forte, positivo e coerente con i valori della Costituzione, soprattutto in un contesto globale come quello attuale”.