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 2026  maggio 08 Venerdì calendario

Fuga dei giovani dall’agricoltura, solo il 9% sceglie i campi

Negli ultimi anni molti giovani hanno scelto di riavvicinarsi all’agricoltura, cogliendo opportunità convenienti come i bandi Ismea per la redistribuzione per sostenere l’acquisto della terra. Ma forse le vicende degli ultimi anni, che hanno visto molto spesso gli agricoltori in piazza per rivendicare una remunerazione più equa dei loro prodotti, hanno scoraggiato le nuove generazioni. Secondo un report presentato nell’Assemblea nazionale di Cia-Agricoltori italiani, sceglierebbe un lavoro in agricoltura solo il 9% dei potenziali lavoratori più giovani, tra studenti, disoccupati attivi e Neet (giovani che non studiano e non lavorano).
Una percentuale ben distante da quella di comunicazione e marketing (22%), Pubblica amministrazione (21), digitale (19%). Eppure l’agricoltura viene indicata anche come “il comparto meno esposto ai rischi dell’intelligenza artificiale” (39% di “meno probabile”),
una lettura che – a prima vista positiva – si traduce però in un’ulteriore marginalizzazione dell’idea di un’agricoltura innovativa e tecnologica.
A cercare di dare un’interpretazione ai dati Cristiano Fini, presidente di Cia dal 2022, rieletto nel corso dell’Assemblea all’unanimità. «Il problema non è solo strutturale, è anche culturale – rileva Fini- L’agricoltura deve tornare a essere raccontata come un progetto professionale vero, moderno, con prospettive di reddito e di vita dignitosa. Per questo proponiamo una scuola permanente dell’agricoltore: una formazione continua che copra business plan, AI, finanza, multifunzionalità. E strumenti concreti per abbattere le barriere all’ingresso: dalla Società agricola emergente – una Srl con co-investimento dello Stato nella fase di avvio – a un fondo Ismea dedicato all’innovazione tecnologica per i giovani agricoltori».
L’attuale scarsa attrattività del settore frena la staffetta generazionale. Nelle aree interne, molti anziani coltivano ancora perché non c’è nessuno pronto a dare loro il cambio. Cia propone una “staffetta intergenerazionale”, un meccanismo formale di affiancamento tra agricoltori più vecchi e giovani in ingresso, sostenuto da incentivi fiscali diretti.
È anche vero che molti agricoltori continuano a lavorare anche in tarda età per l’esiguità delle pensioni. «Dobbiamo affrontare anche il tema pensionistico – ha aggiunto Fini – Il miglioramento delle pensioni agricole, a partire dall’aumento del trattamento minimo, è una condizione necessaria per favorire il ricambio generazionale. Chi ha dedicato la vita alla terra merita dignità economica nell’età matura. E questo, indirettamente, libera spazio per i giovani».
Eppure gli italiani, giovani e meno giovani, percepiscono l’importanza dell’agricoltura, sia per la cura e la tutela del territorio, che per il valore del Made in Italy. Il 58% degli intervistati ritiene che la presenza attiva degli agricoltori sul territorio possa dare un contributo fondamentale per la manutenzione del suolo, e il 54% che un territorio curato limiti degrado e incuria. Un italiano su quattro ritiene anche che l’agricoltura costituisca una barriera nei confronti degli eventi climatici estremi.
Da una seconda indagine, presentata e discussa all’Assemblea del 7 maggio, emerge anche una spiccata preferenza degli italiani per il cibo di casa nostra. Il 51% indica l’origine del prodotto come criterio prevalente per la scelta, anche se le difficoltà economiche possono spingere nella quotidianità verso scelte diverse, determinate dal prezzo. Per i giovani tuttavia i criteri cambiano: l’origine italiana del prodotto è determinante per il 62% degli over 55, ma solo per il 35% della fascia 18-24 anni. I giovani, al contrario, valorizzano di più l’eticità del prodotto: la indica il 30% dei 18-24, contro il 13% degli over 55.