corriere.it, 8 maggio 2026
I chiarimenti Ue per far fronte alla mancanza di cherosene
Se il volo viene cancellato perché nell’aeroporto interessato c’è una carenza temporanea di carburante per gli aerei, la compagnia non è tenuta al pagamento di un risarcimento, la compensazione prevista in aggiunta al rimborso della spesa per l’acquisto del biglietto (che è sempre previsto). Ma perché questo avvenga il vettore deve dimostrare la causa. È questa una delle misure che l’Unione europea ha deciso nelle nuove linee guida per affrontare l’attuale situazione geopolitica che ha portato all’interruzione delle forniture di jet fuel dal Golfo Persico.
L’indennizzo
La Commissione ritiene che «una carenza locale di carburante che impedisca l’operatività di un volo possa essere considerata una “circostanza straordinaria”», si legge nel documento di nove pagine. E quindi eviterebbe ai vettori di riconoscere da 250 a 600 euro – a seconda della distanza del volo cancellato – a passeggero. Secondo gli addetti ai lavori qui potrebbe bastare la semplice emissione di un «Notam» (bollettino di aeronavigabilità).
Il costo dei biglietti
La Commissione europea chiarisce, subito dopo, che «le cancellazioni causate da prezzi eccezionalmente elevati del carburante, a differenza delle carenze locali di approvvigionamento, non possono essere considerate “circostanze straordinarie”», quindi in questo caso la compensazione – in aggiunta al rimborso – deve essere riconosciuta.
Il divietto ai vettori
Bruxelles si esprime anche sul prezzo dei biglietti e l’impatto del jet fuel, il cui costo è quasi raddoppiato rispetto a fine febbraio. «Le compagnie aeree non possono includere termini e condizioni che consentano di aumentare il prezzo del biglietto rispetto a quello pubblicizzato al momento dell’acquisto semplicemente perché il carburante è risultato più costoso di quanto previsto», sostiene la Commissione europea.
L’obbligo di trasparenza
E se proprio il vettore vuole inserire l’opzione che gli consente di rincarare il prezzo del biglietto dopo l’acquisto – «semplicemente perché il carburante è risultato più costoso di quanto previsto» – questo deve essere comunicato «in modo chiaro, trasparente e inequivocabile all’inizio del processo di prenotazione, e la loro accettazione da parte del cliente dovrebbe avvenire su base “opt-in”».
I pacchetti vacanza
Su questo punto, relativamente ai cosiddetti «pacchetti vacanza», Bruxelles spiega che la norma secondo la quale l’organizzatore «può aumentare il prezzo fino all’8%» per l’incremento del costo del cherosene non è vietata, ma a condizione che il viaggiatore venga informato «almeno 20 giorni prima della partenza».
L’uso del cherosene statunitense
La Commissione ribadisce che «la situazione generale rimane stabile e, allo stato attuale, non vi sono prove concrete di carenze di carburante». Ma «se il conflitto dovesse protrarsi, potrebbero verificarsi interruzioni nelle forniture, in particolare per i carburanti per aerei». Per questo Bruxelles ricorda anche che non c’è un divieto a utilizzare il jet fuel statunitense (Jet A), leggermente diverso da quello internazionale (Jet A-1).
Nessuna flessibilità sugli slot
La Commissione non cambia idea sulla regola di utilizzo degli slot aeroportuali (i diritti orari di decollo e atterraggio): le aviolinee devono usare ogni coppia di slot (uno nello scalo di partenza, l’altro in quello di arrivo) almeno l’80% delle volte solo perché il jet fuel ha toccato livelli record e non diventa operativamente conveniente.
Altre misure in esame
La situazione comunque è in evoluzione. «Se l’attuale crisi dovesse evolvere anche verso uno scenario di possibile scarsità di carburante – fa sapere la Commissione europea —, potrebbero essere prese in considerazione ulteriori misure per garantire la continuità operativa delle imprese e il corretto funzionamento delle catene di approvvigionamento all’interno dell’Ue».