corriere.it, 8 maggio 2026
A New York apre il «museo Epstein» con milioni di documenti
La verità è difficile da negare quando te la trovi davanti, magari stampata su un foglio, magari appesa a un muro. Parte da qui, da questo semplice ma cruciale concetto, l’idea degli organizzatori del The Donald J. Trump and Jeffrey Epstein Memorial Reading Room, un progetto pensato per continuare a parlare dello scandalo che ha al centro il finanziere pedofilo e i suoi rapporti con il presidente degli Stati Uniti. Una sorta di «museo» Epstein, che inaugura oggi, venerdì 8 maggio, a Tribeca, New York, e rimarrà aperto fino al 21.
«La Reading Room mantiene viva l’attenzione sui crimini di Epstein e della sua cerchia, nonché sui disperati tentativi di Trump di insabbiarli, e si impegna a sostenere le vittime e i sopravvissuti nella loro ricerca di giustizia», si legge nella nota che accompagna la presentazione della mostra, che è parte installazione e parte archivio fisico: si potrà leggere la corrispondenza per email di Jeffrey Epstein. Dietro a questa iniziativa c’è la non profit Institute for Primary Facts.
Nella «sala di lettura» di Tribeca si possono consultare infatti tutte le 3,5 milioni di pagine – 3.437 volumi – di documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia americano, dopo una lunga battaglia delle vittime del finanziere pedofilo per far rilasciare gli Epstein Files. Il motto è: «Qui la corruzione, gli insabbiamenti e i crimini non possono essere nascosti». Per orientare i visitatori c’è anche una timeline che ripercorre l’evoluzione dei rapporti di Epstein con Trump.
È esposta, per esempio, questa conversazione risalente al 2016, quando Epstein chiese a una donna non identificata un «selfie osé», per poi inviarle una macchina fotografica. Alla fine di febbraio dello stesso anno, il finanziere pedofilo aggiunse un’altra richiesta: «Hai qualche amica che potrebbe essere interessata a lavorare per me?... Ti darò dei soldi se trovi qualcuno disposto a viaggiare, tra i 22 e i 25 anni, istruito. Di carattere affabile».
Fa riflettere l’anno di pubblicazione di questa conversazione, perché la prima incriminazione di Epstein da parte di un tribunale della Florida per induzione alla prostituzione risale al 19 luglio 2006, quindi dieci anni prima, quando gli venne imposto di farsi riconoscere come molestatore sessuale e di risarcire le circa trenta vittime identificate all’epoca dall’Fbi.
Per motivi di sicurezza, l’indirizzo completo della Reading Room New York non è stato pubblicato. I visitatori che si registreranno sul sito riceveranno le informazioni via e-mail o per messaggio, e nuovamente tramite un promemoria prima dell’appuntamento. La visita, divisa per gruppi, dura un’ora. Per essere ammessi bisogna avere più di 16 anni.
Il biglietto prima del suicidio
In questi giorni, la stampa internazionale è tornata sul caso Epstein dopo la divulgazione da parte dal dipartimento di Giustizia di un biglietto d’addio che il finanziere pedofilo avrebbe scritto a mano due settimane prima di un tentato suicidio, il 23 luglio 2019, quando fu trovato semincosciente, con segni sul collo che facevano pensare a un’impiccagione.
«Mi hanno indagato per mesi, ma non hanno trovato NULLA», si legge nella nota. «È un privilegio poter scegliere il momento in cui dire addio. Cosa volete che faccia? Che scoppi a piangere!!. Non è divertente». E conclude, con queste parole sottolineate. «NON NE VALE LA PENA!».
La nota non è stata ancora autenticata. Nicholas Tartaglione, ex compagno di cella di Epstein, ha dichiarato di averla trovata nel luglio 2019. La morte di Epstein risale al 10 agosto 2019 ed è accreditata come suicidio dalle autorità, anche se, a sentire le vittime che hanno denunciato il finanziere pedofilo, rimangono molti punti oscuri sulla sua fine.